ATESSA – Ancora un caso di malasanità. Questa volta la vittima è un abruzzese, originario di Atessa (Chieti), ma residente da anni a Piacenza, dove lavora come operaio.
Si tratta di Mario Zanardo, 41 anni, ex operaio saldatore della Monticelli d’Ongina, nel Piacentino.
Cinque anni fa il signor Mario, un pomeriggio di venerdì, lavorando, si è ferito all’occhio con una scheggia di metallo.
Alla fine ha perso un occhio, ma una super perizia ha dimostrato che se si fosse intervenuti tempestivamente si sarebbe potuta salvare il 30/40 per cento della vista, e il bulbo oculare sarebbe stato completamente salvo.
Invece è andata diversamente. “Era il 3 giugno del 2005, di venerdì – racconta Mario – e mentre lavoravo una scheggia mi è entrata nell’occhio destro. Sono subito corso in Ospedale Maggiore, a Cremona, e sono entrato al pronto soccorso con ‘codice bianco’, facendomi attendere per 45 minuti”.
Poi, finalmente, la visita. Gianluca Carifi, giovane collaboratore di 29 anni (all’epoca dei fatti), lo ha visitato dicendo che doveva essere operato d’urgenza.
A quel punto ha contattato il primario del suo reparto, Luigi Russo, che era in Valcamonica dove stava trascorrendo il weekend, e ha detto a Zanardo che lo avrebbero operato il lunedì successivo, 6 giugno 2005.
Così Zanardo è tornato a casa prendendo appuntamento per il ricovero il giorno successivo, 4 giugno, alle 8 di mattina.
“Ma sabato mattina ho cominciato a stare male – racconta Mario – la vista all’occhio destro iniziava ad appannarsi e quando sono arrivato in ospedale avevo la febbre, la nausea e sensazione di debolezza”.
La ferita, dentro l’occhio, perdeva sangue si stava anche infettando.
A metà mattina, dopo una serie di controlli, Mario non vedeva più con l’occhio destro. Ma il dottor Carifi diceva: “Non è possibile”.
I sanitari hanno poi deciso di spostare il signor Zanardo all’ospedale San Gerardo di Monza, dicendo che non potevano operarlo a Cremona perché il primario non sarebbe rientrato prima di lunedì 6 giugno, e mancava anche il ferrista.
“Addirittura non si trovava l’ambulanza per trasferirmi, e neanche l’autista – ricorda Mario, ancora arrabbiato nel ricordare l’episodio – e mi hanno anche portato nell’ospedale sbagliato”.
A Monza infatti ci sono due ospedali con il nome di San Gerardo, e Zanardo inizialmente non è stato portato in quello giusto.
“Arrivato lì mi hanno subito allettato, ma non potevano operarmi perché stavo troppo male e avevo la febbre alta – spiega – Mi hanno operato la mattina successiva, ma a quel punto non c’era più nulla da salvare, ormai avevo perso la vista, e mi hanno asportato il bulbo”.
Così Mario, dal giorno successivo all’incidente, ha perso definitivamente l’occhio destro.
E da allora ha deciso di andare fino in fondo e chiedere giustizia contro i medici dell’Ospedale di Cremona, Carifi e Russo, che secondo lui avevano agito con negligenza.
E così è stato. Il giudice Maria Grazia Lapalorcia ha condannato Gianluca Carifi per ‘colpa omissiva’ e l’ormai ex primario Luigi Russo per ‘negligenza’.
L’accusa è di ‘ritardo e perdita di tempo nel riconoscere una possibile infezione, di aver lasciato, per il fine settimana, un medico inesperto in reparto, non adatto a eseguire interventi’.
Il giudice ha condannato i medici a 4 mesi di reclusione. Inoltre devono risarcire i danni a Zanardo, assegnando una provvisionale immediatamente esecutiva di 40 mila euro, più 7 mila euro di spese per la costituzione di parte civile.
“Quello che mi interessava – conclude Mario – è la sentenza di primo grado per aprire un processo civile e ottenere un risarcimento. Ora la cosa che mi fa male è che non ho mai avuto scuse personali da questi due medici, che naturalmente hanno cercato fino all’ultimo di difendersi”.
Intanto ci sarà una causa civile per la definizione complessiva del risarcimento, e la motivazione della sentenza sarà presentata il prossimo 20 dicembre.






