ROMA – Dopo dodici anni, giudici e pm tornano ad incrociare le braccia e a giocare la carta dell’astensione dalle udienze per cercare, facendo pressing sulla politica in vista dei decreti attuativi, di modificare la riforma Cartabia dell’ordinamento giudiziario e la nuova legge elettorale del Csm, due bocconi ritenuti indigesti dall’Associazione nazionale magistrati che lo scorso 30 aprile ha approvato una mozione collettiva e unitaria che proclamava lo sciopero: solo una sessantina i contrari sui circa 1400 votanti.
Nel primo pomeriggio si sapranno le percentuali dell’adesione allo sciopero, una decisione alla quale le toghe non facevano ricorso dal 2010 quando le adesioni toccarono quota 80-85%. Oltre all’astensione, le varie sezioni locali dell’Anm hanno organizzato assemblee aperte al contributo di avvocati, giornalisti, e giuristi per spiegare la loro contrarietà alla riforma, nel mirino ci sono soprattutto le ‘pagelle’ dei magistrati e il metodo elettorale che secondo il ‘sindacato’ dei giudici finirebbe per aumentare il potere delle correnti.
“Questa riforma è squisitamente sanzionatoria nei confronti dei magistrati e per vicende, come il caso Palamara, per le quali chi doveva pagare ha già pagato e chi doveva essere rimosso è stato rimosso. Io posso dire che il corpo sano della magistratura costituisce il 95 per cento delle persone”, ha affermato, parlando all’assemblea aperta dell’Anm Milano nel Palazzo di Giustizia milanese, il presidente reggente del Tribunale Fabio Roia. Parlando dei limiti introdotti al passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa, Roia ha chiarito che “i magistrati si distinguono unicamente per diversità di funzione”, ciò è scritto “nella Costituzione” e con la riforma “si vuole ribaltare questo principio”. Bisogna prendere in considerazione, secondo Roia, che “nei processi vige la terzietà del giudice e su questo Milano insegna”. E ancora: “Io ho paura di un corpo di pm separato che disponga della polizia giudiziaria e senza rispondere ad alcun organo direttivo”. All’assemblea sono intervenuti anche altri magistrati, come il giudice Andrea Ghinetti e il pm Paolo Filippini, il quale ha spiegato che questa “riforma rischia di portare la mediocrità ad eccellenza, perché basata solo sulle performance, come in un’azienda, e porta poi alla paura di fare le indagini”. Inoltre, hanno preso parte intervenendo anche alcuni avvocati, come il presidente della Camera penale milanese Andrea Soliani.
COSA PREVEDE LA RIFORMA CARTABIA
La Camera dei Deputati ha approvato la riforma della Giustizia proposta dal ministro Marta Cartabia (in foto). Per diventare legge, il testo dovrà adesso ricevere l’ok del Senato. Dal rapporto tra magistratura e politica alla composizione del Consiglio Superiore della Magistratura: ecco cosa prevede
FUNZIONI GIURISDIZIONALI E INCARICHI ELETTIVI
Introdotto il divieto di esercitare funzioni giurisdizionali e ricoprire, in contemporanea, cariche elettive – locali o nazionali – e governative. Gli eletti dovranno collocarsi in aspettativa per l’assunzione dell’incarico, senza assegno nel caso di carica locale
I magistrati che hanno ricoperto cariche elettive o incarichi di governo con mandato di almeno un anno non potranno più tornare a svolgere funzioni giurisdizionali. Diverso il caso di magistrati candidati ma non eletti, che per tre anni non potranno più lavorare nella Regione che ricomprende la circoscrizione elettorale in cui si sono candidati, né in quella dove si trova il distretto in cui lavoravano.
I candidati non eletti non potranno inoltre assumere incarichi direttivi e svolgere funzioni penali delicate come quelle di pubblico ministero, di giudice per le indagini preliminari e di giudice per l’udienza preliminare. I magistrati che hanno svolto ruoli come quelli di capo di gabinetto, capo dipartimento e segretario generale nei ministeri, dopo un mandato di almeno un anno, dovranno restare per un anno fuori ruolo, senza però svolgere funzioni apicali. Per tre anni non potranno inoltre ricoprire incarichi direttivi
SEPARAZIONE DELLE FUNZIONI
La riforma ammette un solo passaggio di funzione tra requirente e giudicante nel penale, entro 10 anni dall’assegnazione della prima sede. Nel calcolo non viene incluso il periodo di tirocinio di 18 mesi. Il limite non opera per il passaggio al settore civile, in quello dal settore civile alle funzioni requirenti e per l’ingresso in Procura generale presso la Cassazione
MAGISTRATI FUORI RUOLO
Al momento sono 200 i magistrati fuori ruolo ammessi dalla legge. La riforma va a ridurre il limite, ma il numero preciso verrà stabilito con i decreti attuativi. Si prevede inoltre che i magistrati non possano essere collocati fuori ruolo prima che siano passati 10 anni dall’inizio dell’effettivo esercizio delle funzioni giurisdizionali
ACCESSO IN MAGISTRATURA
Si potrà accedere al concorso pubblico per entrare in magistratura direttamente dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, valorizzando i tirocini formativi. Decade quindi l’obbligo di frequenza delle scuole di specializzazione. Alla Scuola Superiore della Magistratura si affida l’organizzazione dei corsi di preparazione al concorso in magistratura per i tirocinanti e per chi abbia svolto funzioni nell’ufficio per il processo del Pnrr. Per quanto riguarda l’esame, si prevedono tre elaborati scritti e una riduzione delle materie orali rispetto al quadro attuale (in foto: Giorgio Lattanzi, presidente della Scuola Superiore della Magistratura)





