L’AQUILA – Nel primi nove mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019 in Abruzzo sono calate del 5,2%, da 701 a 664 le segnalazioni di operazioni sospette dell’informazione Finanziaria per l’Italia della Banca d’Italia (UIF). In controtendenza nazionale dove l’incremento è del 3,6%, con un vero e proprio boom che si registra invece nel vicino Lazio, in Sardegna e Calabria.
Ma c’è poco in ogni caso, al di là di questo dato spia, da tirare un sospiro di sollievo e considerare l’Abruzzo un’isola felice, immune dal fenomeno definito “Mafiavirus“ da don Luigi Ciotti, il fondatore dell’associazione antimafia Libera che con la rivista Lavialibera ha appena pubblicato un rapporto sulla pandemia e la criminalità organizzata, dal titolo: “La tempesta perfetta. Le mani della criminalità organizzata sulla pandemia”.
I dati raccolti e rielaborati nella ricerca restituiscono un affresco dell’emergenza dal punto di vista criminale: “Le attività investigative di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza insieme alle procure, le direzioni distrettuali e la Procura Nazionale Antimafia tra penali e amministrative, hanno portato all’apertura di oltre tremila fascicoli di indagine, tutti con il codice Covid-19. Tremila inchieste col nome della pandemia che ha acceso gli appetiti di camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra”. A far gola il business sanitario, ma non solo, la porta d’ingresso più pericolosa nell’economia da parte della criminalità organizzata – dopo il periodo di lockdown per contrastare il Coronavirus – è costituita dai mercati finanziari, con il grave rischio legato all’acquisto di crediti deteriorati delle imprese che gravano sugli asset bancari. Ed il rischio più grave, per le sue conseguenze di lungo periodo, “è collegato all’impatto della crisi del sistema produttivo, minacciato da infiltrazioni criminali che possono influire sul normale funzionamento dei mercati e della concorrenza. La crisi di liquidità in cui si trovano molte imprese, a causa della temporanea inattività, è infatti un terreno fertile per acquisizioni della proprietà o del controllo di ampie porzioni del sistema produttivo, soprattutto da parte della criminalità organizzata, che dispone di un ampio serbatoio di fondi derivanti da attività illegali”.
A imporre a tenere alta l’attenzione anche in Abruzzo è l’aumento dei reati spia, a cominciare dall’usura, come denunciato giorni fa dagli avvocati Roberto Marziale e Massimo Luciani, che hanno a Pescara aperto uno sportello, per aiutare i tanti cittadini e imprenditori che impoveriti dalla crisi pandemica finiscono nella micidiale rete degli strozzini, spesso legati direttamente e indirettamente alla criminalità organizzata.
E a questo proposito non va dimenticata la relazione di gennaio scorso del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia. In essa si sostiene che pur in quadro non di emergenza, nell’aquilano “sono state ricondotte alcune presenze collegate per lo più al clan casertano dei Casalesi ed alle famiglie napoletane Contini, Amato-Pagano, Moccia e Mallardo, presenze funzionali, in alcuni casi, al riciclaggio dei proventi illeciti ed al traffico di sostanze stupefacenti”. In provincia di Chieti, invece è stata interessata, a inizio 2019 da una confisca nei confronti di un soggetto ritenuto contiguo al clan Falanga di Torre del Greco fornitore di rilevanti quantitativi di stupefacente.
La criminalità di matrice pugliese orienta i propri interessi invece nell’area di Vasto, in provincia di Chieti, non solo verso i traffici di droga, ma anche verso i reati predatori. Più nel dettaglio, sono i sodalizi foggiani ed, in particolare, quelli del Gargano e di San Severo ad evidenziare una spiccata propensione al traffico degli stupefacenti, confermandosi quale crocevia anche in chiave extraregionale.
Tornando dunque al rapporto di Lavialibera: Nel primo semestre del 2020 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha ricevuto 53.027 segnalazioni di operazioni sospette, in aumento (+3,6 per cento) rispetto a quelle pervenute nel periodo corrispondente del precedente anno.
La crescita complessiva del semestre è determinata dalle segnalazioni di riciclaggio, in aumento rispetto al primo semestre del precedente anno (+4,7 per cento), che hanno più che compensato le minori segnalazioni relative al finanziamento del terrorismo (da 395 unità a 250).
Sotto il profilo della ripartizione territoriale si osserva l’incremento delle segnalazioni relative a operazioni effettuate nel Lazio (da 4.905 del primo semestre 2019 a 6.759 di quello in esame, +38 per cento), in Sardegna ( da 609 a 835, + 37 per cento), in Calabria (da 1.365 a 1.608, +17,8 per cento), in Campania (da 6.455 a 7.078, +9.7 per cento), in Puglia (da 3.017 a 3.292, +9,1 per cento), mentre registrano una contenuta diminuzione quelle relative alla Liguria ( da 1415 a 1207, -14,6 per cento) e Lombardia (da 9.980 a 9.235, -8 per cento) e come detto l’Abruzzo.
Si registra anche un’impennata del numero di interdittive antimafia emesse dalle prefetture nei confronti di aziende controllate o condizionate dalle organizzazioni criminali. ei primi nove
mesi dell’anno il ministero dell’Interno ne ha registrate ben 1.637, alla media di 181
al mese, sei provvedimenti al giorno. Nello stesso periodo del 2019 erano state 1540, con un incremento del 6,2 per cento.
Secondo un calcolo dell’Anac si ricorda inoltre, tra il 1° marzo e il 9 aprile sono stati spesi 2.277 miliardi di fondi pubblici per l’acquisto di mascherine (23%), camici e altri dispositivi di protezione individuale (32%), respiratori polmonari (23%), tamponi (5%) e altro. “Una tavola molto più che ghiotta che riguarda anche le opere di ristrutturazione delle Rsa, dove non mancheranno assegnazione di appalti e forniture di dispositivi sanitari”, si legge nel rapporto.
Per quanto riguarda poi il business dei farmaci: “le mafie non saranno impreparate – si afferma nel rapporto -: solo poche settimane fa l’Agenzia delle dogane avvertiva sul rischio di immissioni di vaccini pericolosi. D’altronde anche il capo della Polizia Franco Gabrielli aveva evidenziato: “Pensate solo all’attenzione che c’è per la ricerca di nuovi vaccini, di strutture per l’accoglienza dei pazienti o per i dispositivi di protezione individuale. Oltre a tutta la partita sui farmaci per curare le malattie: alcuni valgono più dell’oro”.
A confermarlo, in modo “autorevole”, gli affiliati del clan di ‘Ndrangeta Grande Aracri, arrestati due settimane fa nell’ambito dell’inchiesta Farmabusiness: “Giovà…, gli antitumorali gli ospedali li comprano a mille, e nell’Inghilterra li vendono a 5 mila. Quindi tu compri a mille e vendi a 5 mila, e così guadagni 4 mila euro l’uno. Allora se noi entriamo con due ospedali, che ti danno 10 farmacie…”.






