L’AQUILA – Il Consiglio dei ministri, riunito ieri mattina a Roma, ha messo a disposizione del commissario delegato alla ricostruzione il dirigente dei Vigili del fuoco Giuseppe Romano, direttore regionale in Sicilia, a seguito della specifica richiesta rivolta da Gianni Chiodi al corpo dei pompieri.
Romano è quindi pronto per assumere l’incarico di soggetto attuatore del ciclo di gestione delle macerie, figura introdotta sin da febbraio dall’ordinanza 3923.
Sarà molto duro il lavoro che attende lo “zar” delle macerie perché la soluzione al problema, che sembrava essere vicina, si è improvvisamente riallontanata a causa della fumata nera uscita dal tavolo convocato dal prefetto Giovanna Maria Iurato cui hanno partecipato i sindaci del “cratere”, l’assessore all’Ambiente del Comune dell’Aquila Alfredo Moroni, il coordinatore della Struttura tecnica di missione Gaetano Fontana accompagnato dal suo collaboratore Francesco Nola, il vice commissario Antonio Cicchetti, i rappresentanti della Sogesid, società pubblica di proprietà del ministero dell’Economia che si sta occupando dell’adeguamento dell’ex Teges e Luigi Fabiani, presidente dell’Asm.
LA NOMINA DELLO “ZAR”
Il decreto di nomina di Giuseppe Romano sarà firmato da Chiodi all’inizio della prossima settimana.
Quasi contestualmente uscirà una nuova ordinanza, che dovrebbe fare finalmente chiarezza sulla normativa riferita al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti inerti derivanti dalle ristrutturazioni private e dagli interventi di messa in sicurezza pubblici. Il provvedimento, di cui una parte è stata stralciata perché ancora al vaglio del ministero guidato da Giulio Tremonti, dovrebbe essere già confezionato.
IL TAVOLO CONVOCATO DAL PREFETTO
Sono state deluse le aspettative dei sindaci, dell’assessore Moroni e dell’Asm riposte sul tavolo convocato dal prefetto sulla vicenda macerie di cui avevano dato il preannuncio AbruzzoWeb ieri mattina.
In molti credevano che al termine della riunione, durata più di due ore, si sarebbe usciti fuori con una bozza di proposta da inviare a Chiodi e all’ufficio legislativo della Protezione civile per superare, almeno per il momento, l’attuale di impasse.
Invece la discussione si è arenata intorno alla figura del soggetto attuatore, al ruolo dei sindaci nel governo del territorio ma senza che si entrasse nel merito di quello che rimane il nodo della questione: l’autorizzazione per i gestori degli impianti privati a ricevere nuovamente le macerie e il pagamento delle spese relative al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti prodotti nelle attività di ricostruzione degli immobili danneggiati dal sisma e nelle demolizioni ordinate dalle autorità locali per le messe in sicurezza dei percorsi pubblici.
Senza queste due semplici risposte l’alternativa rimane sempre la solita: lo stop a tutti i cantieri, l’ultima cosa di cui hanno bisogno il capoluogo e i Comuni del “cratere”. (red)



