L’AQUILA – Se a Roma ci sono voluti vent’anni per demolire le ville abusive dei Casamonica, all’Aquila non è andata molto meglio all’imprenditore Stanisa Eftoski, macedone che ha fatto fortuna nel capoluogo abruzzese, a cui sono serviti tredici anni per ottenere l’esecutività di un’ordinanza di demolizione del salotto che, secondo i giudici, il vicino di casa aveva realizzato sul terrazzo.

Una vicenda che, nonostante la montagna di denunce e carte bollate, è ancora aperta visto che la demolizione non è stata completata, una lunghissima controversia giudiziaria tra cittadini, come purtroppo ne capitano tante.

Tra il 2005 e il 2006 Ignazio Sciacqua, un costruttore milanese sposato all’Aquila, con la motivazione di evitare infiltrazioni d’acqua al piano sottostante, aveva chiuso una superficie di circa 47 metri quadrati, realizzando una sala dotata di riscaldamento e con una vetrata esposta a sud, sulla pineta di Roio, nel suo appartamento in un piccolo condominio di via Mario Tradardi, nei pressi delle antiche mura urbiche.

Per farlo, aveva costruito una parete quasi murando la finestra del bagno della casa del vicino, Eftoski, titolare di una serie di attività tra cui l’area di servizio su viale Corrado IV.

Con un esposto all’ispettorato urbanistico, l’imprenditore macdone inizia una lunghissima trafila giudiziaria, assistito dall’avvocato Rosario Panebianco, che vede Sciacqua condannato nei tre gradi di giudizio, con la prima sentenza emessa dal tribunale dell’Aquila nel 2009 e l’ultima, dalla Cassazione, nel 2012, che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Sciacqua.

Ma neanche l’ultima parola dei giudici, che hanno sancito il reato urbanistico anche perché l’aumento di volumetria rendeva insanabile l’abuso, pare essere stata sufficiente a far demolire il manufatto, che resta al suo posto altri sei anni.

Un periodo in cui, come spesso accade, vince la burocrazia, a suon di comunicazioni e solleciti. Sei anni durante i quali Sciacqua ha anche venduto l’immobile alla moglie, costringendo le parti a fare ulteriori istanze che hanno portato il giudice delle esecuzioni del tribunale dell’Aquila a prendere atto del cambio di proprietà, emettendo un provvedimento in cui stabilisce che l’ordine di demolizione si trasferisce insieme al bene.

Seguono una serie di istanze dell’avvocato al Comune, alle quali l’ente non dà seguito finché, racconta Panebianco ad AbruzzoWeb, non prende in mano il fascicolo l’avvocato Domenico De Nardis, dirigente del settore Rigenerazione urbana.

Messo alle strette, nelle scorse settimane Sciacqua ha avviato la demolizione: un’operazione che, secondo l’avvocato di Eftoski, procede tuttavia molto lentamente e che, ad ora, vede ancora una parte del manufatto in piedi, tanto da averlo spinto a segnalare alla Procura che l’intervento di ripristino dell’immobile non è ancora concluso.

Da demolire, c’è proprio la parete di tamponatura costruita a ridosso del vicino.

“Cì è voluto troppo tempo, non molto”, commenta Eftoski ad AbruzzoWe, “se non ci fosse stato De Nardis al Comune nessuno avrebbe trovato il coraggio di procedere, nonostante le cause vinte. Abbiamo reclamato ovunque ma per anni non si è trovata una persona che andasse a far demolire”.

“Ora spero finiscano di demolire, altrimenti dobbiamo ricominciare ancora con le lettere al Comune”, aggiunge.