L’AQUILA – Una festa per pochi intimi, i pochi amici rimasti fedeli. Ne aveva invitati un centinaio per sabato scorso, ma in molti hanno preferito non presentarsi. Si chiude così, con una grigia allegria, l’epoca di Ferdinando Di Orio, per nove anni magnifico rettore dell’Università dell’Aquila.
 
Si chiude nella sua casa di Marano dei Marsi, frazione di Magliano de’ Marsi (L’Aquila), con una celebrazione ‘casual’ come gli abiti indossati da Di Orio, quasi un incontro come tanti, un’occasione per stare insieme a chi non gli ha voltato le spalle, cosa fatta da molti ex ‘commensali’ che proprio da lui hanno ricevuto incarichi e prebende durante i due mandati e rotti vista la doppia proroga.

E che ora hanno passato il guado.

Dunque, niente celebrazioni da impero dioriano, anche perché a ottobre si insedierà Paola Inverardi la quale, sconfiggendo il ‘delfino’ del rettore uscente Maria Grazia Cifone, ha di fatto messo la parola fine all’epopea di Di Orio che all’inizio del suo mandato era presentato come una speranza per l’università del capoluogo abruzzese, salvo poi naufragare tra una tempesta e l’altra, tra gestioni autoritarie e guai giudiziari, visto che Di Orio dovrà comparire in tre procedimenti: a Roma, dove è imputato per concussione, all’Aquila per diffamazione aggravata, entrambi i filoni nati da esposti del suo acerrimo nemico, il professore, del suo stesso ateneo Sergio Tiberti. Sempre all’Aquila il rettore è sotto processo per abuso d’ufficio aggravato (assieme ad altri due imputati) nell’ambito dell’inchiesta sui maxi affitti dei capannoni per ricollocare le facoltà universitarie che hanno avuto le loro sedi danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009.
 
Anni di polemiche, di tremende lotte interne all’ateneo, vanno dunque in archivio. Con un’università da salvare dal baratro, sprofondata non soltanto a causa del terremoto del 2009, quello semmai è stato un (terribile) acceleratore.
 
Non vi è alcun dubbio, o si spera sia così, sul fatto che l’esperienza all’ombra del gigante Di Orio prima di roccia poi d’argilla, aiuterà addetti ai lavori, istituzioni, studenti e cittadini ad aspettare i risultati prima di festeggiare o di criticare chi ha il compito di coordinare nel migliore dei modi un settore troppo importante per una città che va ricostruita in profondità in ogni suo punto nevralgico. (r.s.)