L’AQUILA – I vitalizi, e a maggior ragione i doppi vitalizi, non sono pensioni e per essi non vale il principio costituzionale del diritto acquisito, che ne impedisce la cancellazione e la riduzione.
A dirlo è l’Ufficio legislativo della Regione in una relazione a firma di Anna Caporale, Giovanni Giardino e Gianguido D’Alberto, allegata alla proposta di legge del Movimento 5 Stelle approvata in Commissione, che ispirandosi ad una norma già approvata in Toscana, prevede l’abolizione secca del vitalizio regionale per chi già percepisce quello di ex parlamentare.
Cancellazione degli assegni già in erogazione, e di quelli che saranno erogati in futuro, con la restituzione dei contributi versati, che coprono in percentuali irrisorie il costo dell’assegno che si potrà godere tutta la vita e anche lasciare in eredità alle vedove.
Per farsi un’idea: per godere a partire dai 60-65 anni di un assegno di 2.400 euro, è stato sufficiente versare 1.500 euro al mese per cinque anni di legislatura all’Emiciclo.
Un’argomentata disamina, quella dell’Ufficio legislativo, che smentisce ciò che è stato ripetuto come un mantra per anni anche dai politici regionali, ovvero che il vitalizio non è un privilegio, ma un diritto acquisito, è una vera è propria pensione. E che “la retroattività” di riforme peggiorative “contrasta” con la Costituzione.
E quando nel 2011 sulla spinta dell’indignazione popolare contro la casta, il Consiglio regionale abruzzese su imposizione delle leggi nazionali, ha abolito il vitalizio, lo ha fatto solo partire dalla legislatura successiva. I consiglieri hanno cioè in nome del diritto acquisito salvato il loro vitalizio.
Tra i più strenui difensori del vitalizio come diritto acquisito l’ex consigliere regionale Antonio Norante, oggi capogruppo di Forza Italia al Comune di Roseto (Teramo). “Non si possono cambiare le carte in tavola a gioco già concluso – ha tuonato ad Abruzzoweb – mi sono organizzato la vita in funzione di questa opportunità, non mi sono posto il problema per ben 10 anni della mia futura pensione. A chi fa demagogia sui vitalizi – ha aggiunto – voglio ricordare che se cade il principio del diritto acquisto un governo potrebbe anche decidere di dimezzare le pensioni a tutti i cittadini”.
Stessi argomenti vengono branditi oggi dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica, guidati da Gerardo Bianco, che fanno quadrato contro l’intenzione di abolire o ridurre drasticamente anche i vitalizi parlamentari. Il presidente Inps, Tito Boeri sottolinea a tal proposito che sono in pagamento in Parlamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioni nel 2016, di circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati.
L’Ufficio legislativo della Regione Abruzzo cita invece numerose sentenze della Corte costituzionale in cui si evidenzia che tra i titolari di assegni vitalizi e quelli di pensioni ordinarie derivanti da rapporti di impiego pubblico, “nonostante la presenza di alcuni profili di affinità non sussiste una identità né di natura né di regime giuridico, dal momento che l’assegno vitalizio, a differenza della pensione ordinaria, viene a collegarsi ad una indennità di carica goduta in relazione all’esercizio di un mandato pubblico: indennità che, nei suoi presupposti e nelle sue finalità, ha sempre assunto, nella disciplina costituzionale e ordinaria, connotazioni distinte da quelle proprie della retribuzione connessa al rapporto di pubblico impiego”.
Ergo, i vitalizi non sono “intangibili” come le pensioni.
In ordine poi alla possibilità di modificare il vitalizio, l’Ufficio legislativo ricorda che “la Corte costituzionale, ha ammesso da un lato la possibilità dell’innalzamento dell’età pensionabile, dall’altro la riduzione del quantum”. Sia per i trattamenti in atto e a maggior ragione per quelli a venire.
In aggiunta l’Ufficio legislativo ricorda anche quanto rilevato dal Giudizio di parificazione 2013 della Corte dei Conti, Sezione di controllo della regione Friuli Venezia Giulia, in cui si denuncia “il peso crescente della voce vitalizi, sulla spesa complessiva del Consiglio regionale, di misura significativamente elevata rispetto alle disponibilità di bilancio del Consiglio, a fronte di una contribuzione minima da parte dei consiglieri che a fine periodo copre solamente il 5,9 per cento del costo dei vitalizi”. Con implicito invito a ridurne l’importo.
“Queste considerazioni – conclude l’Ufficio legislativo – inducono a ritenere che non possa argomentarsi in termini di diritto quesito”, e che dunque non sembrano emergere profili di incostituzionalità in una norma che prevede il divieto di cumulo dei vitalizi, ovvero della cancellazione di uno dei vitalizi anche per chi già ne è percettore.
Unica raccomandazione quella di rivedere la norma relativamente alla “restituzione dei contributi versati senza rivalutazione monetaria né corresponsione di interessi”.





