L’AQUILA – Meno sale da gioco, ma tanta difficoltà nel raccogliere dati e numeri.
Nonostante sia stato approvato dal Consiglio regionale il progetto di legge per contrastare la ludopatia, la dipendenza da gioco, in Abruzzo si fanno i conti con un problema ampiamente riconosciuto eppure privo di un’appropriata documentazione scientifica.
L’obiettivo della legge è quello di prevenire la diffusione della malattia da gioco attraverso un’innovazione legislativa i cui effetti farebbero dell’Abruzzo una No play zone, ovvero una Regione a bassa densità di sale da gioco, come l’ha definita l’assessore regionale alle Politiche Sociali Paolo Gatti.
Tra le norme previste vi è anche un sistema di agevolazioni e aggravi dell’aliquota Irap, in modo da premiare gli esercenti che dismetteranno le apparecchiature per il gioco e che penalizzerà gli esercizi in cui sono installate le slot.
“Fare delle stime dettagliate sulla situazione in Abruzzo è difficile perché questa è una patologia presa sottogamba, le persone che ne sono affette non credono di avere un problema da risolvere e non vengono in centri specializzati”, ammette la dottoressa Daniela Spaziani, psichiatra, responsabile del centro Servizi per le tossicodipendenze (Sert) dell’Aquila.
“Solitamente – sottolinea – si crede che questo disturbo interessi solo le persone meno agiate o con problematiche familiari passate. Invece no, si stratta di una patologia completamente trasversale che può colpire tutti perché dipende dalla vulnerabilità dell’individuo”.
Per lo psichiatra aquilano Vittorio Sconci, direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl numero 1 dell’Aquila, città dove il problema è particolarmente sentito, un vero e proprio disagio post-sisma, il ludopatico “è una persona molto malata, affetta da un disturbo ossessivo compulsivo e spesso non ne è consapevole. La sua personalità è debole e dipendente e vive un eterno disagio tra quello che è e quello che sarebbe voluto essere che lo porta ad essere violento con se stesso”.
“Fondamentalmente è una patologia compulsiva sempre esistita che può imboccare diversi canali, dalla ludopatia allo stalking”, spiega lo psichiatra, che punta il dito contro “il diffondersi del disturbo ossessivo compulsivo maggiore a causa della offerta crescente di macchinette, che si trovano ovunque”.
Insomma, alla luce delle dichiarazioni dello psichiatra, la disseminazione incontrollata delle slot machine, sembrerebbe direttamente proporzionale all’aumento del rischio di essere inghiottiti in questo vortice. Dunque per ridurre al minimo la presenza delle macchinette da gioco che danno premi in denaro, seguendo il concetto della ‘distanza minima’, ovvero un minimo di 300 metri le une dalle altre, potrebbe automaticamente mettere un freno alla diffusione di questo problema.



