L’AQUILA – Proprio nel giorno in cui la Commissione Politiche europee della Regione discuteva delle sanzioni inflitte all’Italia dalla Corte di Giustizia con sentenza del 2 dicembre 2014 per violazione della normativa Ue in materia di rifiuti, che costano all’Abruzzo 40 milioni di euro, a Bussi sul Tirino (Pescara) si tornava a discutere del futuro del polo chimico, dopo l’ennesimo nulla di fatto nella conferenza dei servizi di lunedì scorso che avrebbe dovuto sancire tempi e modi della bonifica e reindustrializzazione.

Si è ripartiti dal dato shock contenuto in uno studio dei primi anni Ottanta, che indicava in appena 59 anni l’età media di sopravvivenza degli operai della Montedison, passando per la scoperta nel 2007 della discarica dei rifiuti tossici considerata più grande d’Europa, per analizzare le prospettive occupazionali che possono ancora esserci nel rispetto della salute e dell’ambiente.

“Solo recentemente si è cominciato a valutare l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dagli impianti chimici che hanno causato nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si sono tradotti in eventi di malattia e di morte”, hanno spiegato gli attivisti di Agire in comune, associazione di promozione sociale che ha messo attorno a un tavolo, tra gli altri, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il sindaco Salvatore Lagatta, il deputato del Pd Federico Massa, relatore alla Camera del decreto Ilva, il componente del Cda dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) Michele Fina.

“La bonifica dell’area inquinata è un obbligo del quale il pubblico deve farsi carico, altrimenti c’è il rischio di incorrere in procedure di infrazioni da parte dell’Europa, com’è avvenuto nei confronti dell’Ilva di Taranto”, ha spiegato Massa, replicando agli ambientalisti che nei giorni scorsi hanno duramente contestato il fatto che non è stata attivata alcuna procedura di rivalsa nei confronti del privato responsabile dell’inquinamento.

“Se nel momento in cui viene scoperto l’inquinamento non si conoscono le responsabilità – ha detto ad AbruzzoWeb – si deve comunque procedere al risanamento ambientale”.

Massa, dal canto suo, difende tuttavia l’operato del Ministero dell’Ambiente, più volte ritenuto da Lagatta uno dei principali oppositori dell’accordo di programma, che dovrebbe portare tra le altre cose alla cessione dello stabilimento dalla Solvay alla Unichimica di Alberto Filippi, nonostante ora sia spuntato anche il gruppo bresciano che fa capo a Donato Todisco.

“Bussi potrà giovare di una attività parlamentare di adeguamento e semplificazione normativa sufficientemente flessibile per consentire anche l’incontro tra aziende private. Le difficoltà ci sono, è normale quando una vicenda dura decenni come in questo caso”, ha aggiunto.

Per Massa sono prive di fondamento anche le argomentazioni della seconda contestazione: “L’acquisizione delle aree da parte del Comune – spiega – arriverebbe solo al termine della bonifica, propedeutica alla reindustrializzazione”.

“Per tenere insieme la bonifica e la reindustrializzazione – ha aggiunto Fina a questo giornale – le due cose devono andare di pari passo. La bonifica e il ripristino sono complementari alle scelte industriali, non è possibile scegliere l’una o l’altra”.

Per il consigliere del ministro della Giustizia, che collaborava con Andrea Orlando già al Ministero dell’Ambiente, “si è perso troppo tempo” ma è positivo che la figura del commissario, dopo la scomparsa di Adriano Goio, coincida ora con quella del presidente della Regione.

Non è assurdo, poi, come sostenuto dal fronte ambientalista, che il pubblico si accolli un sito inquinato, in attesa di rivalersi sui responsabili. “Basti vedere la vicenda Ilva – ha ricordato anche Fina – dove lo Stato è entrato con tutti e due i piedi e il Governo è stato addirittura accusato da Confindustria di statalizzazione”. Tanto è vero che per Bussi “già Maurizio Pernice (predecessore di Gaia Checcucci alla direzione generale del Ministero dell’Ambiente, ndr) chiese l’impegno nella bonifica del privato ritenuto responsabile dell’inquinamento”.