L’AQUILA – Nuovo direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, e magicamente nuova valutazione delle performance del dg della Asl provinciale di Pescara, Vero Michitelli, in particolare sul requisito decisivo delle liste di attesa, con la precedente bocciatura dell’Asr, che diventa invece una promozione a pieni voti che garantirà ora al manager un premio di produzione in busta paga di circa 14mila euro.
Una vicenda da mesi sul tavolo dei decisori e al centro di un duro scontro politico in seguito al fatto che soprattutto Silvio Paolucci e Antonio Blasioli del Pd ne hanno fatto un cavallo di battaglia destinato ad alimentare ancora ora polemiche e denunce. Una questione che fa discutere anche perché sul complesso e scivoloso fenomeno, una vera e propria emergenza, c’è una inchiesta della procura della Repubblica di Pescara, sul meccanismo delle pre-liste di attesa per le prestazioni mediche, che vede indagato lo stesso Michitelli.
Il clamoroso dietrofront emergerebbe da documenti di cui è entrata in possesso questa testata.
In sostanza, il nuovo timoniere dell’Agenzia, Maurizio Brucchi, ex sindaco di Forza Italia di Teramo ed ex direttore sanitario della Asl teramana, nominato dal presidente, Marco Marsilio, di Fdi, e dall’assessore Nicoletta Verì a marzo scorso al posto del medico aquilano Pierluigi Cosenza, andato in pensione, avrebbe ribaltato il punteggio impietoso del suo predecessore per quello che riguarda il rispetto dei tempi massimi di attesa delle prestazioni sanitarie.
Dal carteggio viene fuori la lettera inviata da Brucchi il 12 maggio al direttore del dipartimento Sanità della Regione, Camillo Odio, in cui si legge che “rispetto ai tempi massimi di attesa delle prestazioni sanitarie, dal periodo dal 12 settembre 2023 all’11 settembre 2025”, per le varie classi di priorità, “emerge che la percentuale di garanzia dei tempi di attesa è pari al 91,83% con approssimazione al 92%”. E dunque il punteggio attribuito è pari a 8,2, un bel voto che vale la promozione. Cosenza invece aveva attribuito una percentuale del solo 61% pari a punteggio zero.
Una vicenda che riguarda il parametro forse più importante per l’operato di una Asl, relativo all’abbattimento delle liste di attesa per avere una visita, che rappresentano il bubbone della sanità non solo abruzzese, che costringe sempre più cittadini a rinunciare alle cure, sempre che non abbiamo i soldi per rivolgersi al privato pagando di tasca propria. In un contesto quello abruzzese ove la regione deve stringere la cinghia con tagli e risparmi per abbattere il deficit della sanità, sceso sì a circa 80 milioni di euro, ma pur sempre un macigno.
Brucchi avrebbe dunque allineato il suo al giudizio positivo e di promozione a quello che era stato formulato da Marco Scorrano, dirigente della Provincia di Pescara, responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria, il Ruas, la figura chiave per abbattere le liste di attesa, e che aveva dato come percentuale di rispetto delle tempistiche il 90%, con punteggio 10, dunque anche qui di piena promozione.
Una clamorosa discrepanza che aveva creato un cortocircuito tra Asr e Regione Abruzzo, e un durissimo scontro politico.
In una infuocata commissione di Vigilanza convocata il 27 febbraio, per fare chiarezza sulle due valutazioni così clamorosamente divergenti, si era però chiarito che era l’Agenzia sanitaria regionale ad avere la competenza sulla valutazione dell’operato dei, per quello che riguarda il decisivo obiettivo delle liste di attesa, e non il Ruas.
E ad emergere è che la vera questione risiedeva nel metodo adottato: Cosenza aveva utilizzato il calcolo del rispetto delle tempistiche per ciascuna prestazione, con il dato numerico, facendo poi il calcolo di quante hanno sforato i tempi, e non la media complessiva di tutte le prestazioni, adottata da Scorrano, con le tempistiche delle visite meno problematiche che con la classica “media del pollo” vanno a compensare lo sforamento dei tempi di quelle nei settori più critici.
Ebbene, Brucchi nel ribaltare la valutazione è tornato proprio al metodo della media e non solo: ha formulato la valutazione positiva confermando quanto illustrato dallo stesso direttore generale della Asl Michitelli, ovvero l’esaminando.
Riavvolgendo il nastro: in una nota del 28 aprile Brucchi stesso aveva messo in mora la valutazione del suo predecessore, e il calcolo della percentuale dei tempi massimi di attesa pari al 61%, che tuttavia, ha scrive il neo direttore, “risente di un gap informativo, in quanto essa è stata calcolata utilizzando il monitoraggio trimestrale ex-post e non i dati completi per l’intero periodo valutazione, che tra l’altro non sono coincidenti con i 24 mesi di monitoraggio”.
Ma non solo, facendo riferimento ad una nota precedente inviata dal direttore sanitario della Asl di Pescara, Rossana Di Luzio, del 2 aprile, si afferma che la valutazione riportata, pari all’86,37%, anche qui equivalente ad una bocciatura, trattasi di “un refuso”, in quanto la stessa percentuale (86,37%) è stata ottenuta sia per il periodo 01/01/2024- 30/06/2025 che per il periodo 11/09/2023-11/09/2025″.
E sarebbero pertanto “evidenti incongruenze relative al periodo oggetto di verifica, alla percentuale assegnata all’indicatore; alla modalità di calcolo dell’indicatore (media dei tempi di attesa vs percentuale di garanzia in relazione alle classi di priorità”.
Brucchi ha dunque chiesto alla Asl “di perfezionare il procedimento in corso”, si chiede di “ritrasmettere compilata una tabella, allegata alla nota, con 69 prestazioni, per la valutazione definitiva del rispetto dei tempi di attesa”.
Ebbene, il direttore sanitario Di Luzio a questo punto è uscito di scena, e la nota di risposta dell’8 maggio inviata alla Asr e al dipartimento Sanità, è a firma dello stesso Michitelli. In esse si riportano le tabelle per il rispetto delle liste di attesa per le varie classi di priorità breve, differita, programmata, oltre 140mila nel biennio, e il rispetto dei tempi è sempre superiore al 91% dei casi.
Altro passaggio dirimente è quello sulla metodologia utilizzata, ovvero del tempo medio di attesa contestato da Cosenza, ricordando che lo stesso è stato utilizzato nell’ambito del procedimento di valutazione del precedente dg della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi.
Evidenziando che tra l’altro “con riferimento alla metodologia in questione l’Azienda non aveva mai ricevuto, nelle precedenti annualità, osservazioni e rilievi di sorta da parte del Dipartimento Sanità e dell’Asr e che, al contrario, in occasione del procedimento di valutazione in corso hanno evidenziato la congruità della metodologia del tempo medio di attesa, utilizzata dalla scrivente Azienda”.
Eppure va ricordato che il criterio della percentuale delle prestazioni eseguite nei tempi di legge, ovvero il metodo adottato da Cosenza, era stata utilizzata per la valutazione dell’oramai ex dg della Asl provinciale dell’Aquila, Ferdinando Romano, andato via a fine maggio 2025, ora direttore del Policlinico Tor Vergata di Roma, e sostituito da inizio settembre dell’anno scorso da Paolo Costanzi. Come pure per il dg della Asl di Teramo Maurizio di Giosia.
L’8 giugno il capogruppo Pd in Consiglio Regionale Silvio Paolucci e il consigliere Antonio Blasioli in una nota di fuoco hanno diffidato l’assessore Nicoletta Verì a portare in giunta una delibera che valuti il manager della Asl di Pescara “sulla base di questi dati sulle liste di attesa”, tornando a contestare il metodo della media adottato, e il fatto che la valutazione di Michitelli doveva avvenire a metà mandato, cioè a ottobre 2025, e anche qui le tempistiche sono state clamorosamente sforate e “ci sono stati 9 mesi in cui il manager della Asl pescarese ha operato senza questa valutazione. Nove mesi sui 24 che ancora restano da contratto”.
Infine va ricordato che Vero Michitelli, il suo predecessore Ciamponi e il funzionario Asl Bruno Ciuca sono imputati nel processo della Procura di Pescara sul meccanismo delle pre-liste di attesa per le prestazioni mediche, pratica illegittima adottata alla Asl di Pescara, con cui il Centro unico di prenotazione inserisce i pazienti quando non ci sono posti disponibili a breve, utilizzate in modo improprio come “parcheggio” senza assegnare una data certa, allungando i tempi per le visite mediche. Una vicenda che ha indotto ad avviare indagini anche in altre Asl abruzzesi dalle procure competenti.
Nell’udienza del 4 giugno davanti al gup Mariacarla Sacco i tre hanno scelto il rito abbreviato, con discussione rinviata al 29 ottobre. E in una situazione che il deputato ed ex presidente della Regione dem, Luciano D’Alfonso, ha definito kafkiana, la stessa Asl si è costituita parte civile nel processo, in base a una delibera firmata dal direttore sanitario Rossano Di Luzio, in cui si chiede la “condanna degli imputati e l’integrale risarcimento dei danni morali e materiali subiti dall’azienda”.




