Ciao. Mi è venuta in mente l’idea malsana di scriverti… chissà poi perché… mah… non lo faccio mai… (tra parentesi, è comunque sempre un’emozione ricevere un tuo messaggio, anche se non è quasi mai uno solo). Mi metto a scrivere qui, sarebbe impossibile farlo via sms. Non che sappia esattamente cosa verrà fuori ma sicuramente sarebbe piuttosto dispendioso spedirti tutto! Ci voleva una mattinata come questa. Mi ha reso euforica, anche se probabilmente durerà poco. Anzi, già sta sconfinando nella melanconia. Quella che intendo io, non la forma maniaco depressiva che dice quel sito tragico. Cioè, quella sensazione serena e un po’ coccolosa, piacevolmente “dolorosa”, che però avrebbe bisogno di qualcuno accanto per essere insieme alleviata ed esaltata insieme… Comunque ci voleva. Come già ti ho accennato, ero convinta (davvero!) che quattro settimane avrebbero cambiato qualcosa, almeno in uno di noi due. Ma mi è bastato annusarti (ho ancora il tuo odore addosso) …ed è stato come se calasse un sipario sul mio autocontrollo. La tua bocca… Com’è che prima non mi facevi quest’effetto? Stavo dicendo? Ah, sì, che ci voleva. Ma non pensavo che avrei avuto questa “piena” di sensazioni (tra cui le gambe molli e quel brivido particolare, come quel 7 luglio, due mesi fa – una vita fa!). Poi mi son tornate le parole. Mi piace parlare con te… mi piace ascoltarti… Ecco, ora mi rendo conto che potrebbe essere esagerato dirti tutte queste cose. Fino a che punto è “dignitoso” che io ti dica tutto quello che provo per te, ogni stupidata, come un’adolescente innamorata? Tutto sommato mi sembra che non dovrei comportarmi così con te (lasciarmi andare, intendo, diamine non sono una ragazzina…) nonostante sia così bello. Ti voglio bene, o forse di più…

Daniela