TRIPOLI – I ribelli libici hanno annunciato la morte di Muammar Gheddafi, circostanza confermata da un video diffuso dalla tv araba al Jazeera. 

Secondo gli insorti, il colonnello è giunto cadavere in ospedale, sembra dopo essere stato ferito durante un raid della Nato.

In un primo momento si parlava di un arresto di Gheddafi e del figlio Muttasim, che dovrebbe essere rimasto anch’egli vittima.

Scene di festa a Tripoli con caroselli di auto e gente che balla con le armi in mano.

Un giornalista ha riferito ad al-Arabiya di aver visto il corpo del raìs, la fine di Gheddafi è stata commentata dal presidente del consiglio dei ministri italiano, Silvio Berlusconi, con un laconico “sic transit gloria mundi”.

In Libia hanno i propri affari molte aziende italiane e sono tanti gli abruzzesi che hanno lavorato o si trovavano lì prima dell’inizio del conflitto.

Tra essi il sindaco di Cagnano Amiterno (L’Aquila), Donato Circi, che ha ricordato i suoi due anni a Tripoli: “un’esperienza bella e curiosa, anche se il regime di Gheddafi aveva forti connotazioni anti-italiane”.

L’analisi dell’ex assessore regionale ai Rapporti con il Mediterraneo, Mimmo Srour, sentito da AbruzzoWeb per la sua profonda conoscenza delle vicende geopolitiche che si concentrano sul “mare nostrum” bolla la guerra come un fatto meramente economico, “un neocolonialismo – dice – che non ha nulla a che fare con i diritti umani, armato dall’Occidente, che avrà gravi conseguenze per l’Italia”.

SROUR: ”NEOCOLONIALISMO, ALTRO CHE PRIMAVERA”

“Alla primavera araba non credo, Gheddafi non era certamente un capo di Stato illuminato né credibile, ma la democrazia esportata con missili e bombardamenti non mi piace”.
 
È il commento dell’ex assessore regionale, di origine siriana, Mimmo Srour, che nella Giunta di centrosinistra presieduta da Ottaviano Del Turco aveva la delega ai Rapporti con i paesi del Mediterraneo, poi cancellata dall’organigramma dell’Esecutivo guidato da Gianni Chiodi (Pdl).
 
“Gli uomini rimasti fedeli al raìs – dice Srour – smentiscono la notizia e con photoshop si possono fare miracoli, però il senso della mia riflessione non cambia: la guerra in Libia è fatta anche contro l’Italia”.

“L’iniziativa ispirata dagli americani e portata avanti da francesi e inglesi – spiega – non ha nulla a che fare con i diritti umani e la libertà, è solo un modo per mettere le mani sul gas libico”.

“Sembrerà assurdo – aggiunge Srour – ma le operazioni degli insorti libici sono guidate da un musulmano integralista salafita e, addirittura, da un ex detenuto di Guantanamo, siamo di fronte a un neocolonialismo che, pur di fare affari, si è alleato con l’odiata Al Qaeda, e a rimetterci, tra i paesi occidentali, sarà solo la nostra Nazione”.

“I nostri interessi in Libia – sottolinea l’ex assessore – vengono mortificati, nonostante le acrobazie della nostra politica estera l’Eni (l’ente nazionale idrocarburi, ndr) è riuscito a preservare l’attuale ma non ci sono garanzie sul futuro, mentre Francia e Inghilterra faranno la parte del leone”.

“C’è una strategia complessiva che tende a colpire gli stati laici per consegnare il potere all’Islam radicale, lo stesso che sta succedendo in Siria – conclude Srour – le guerre armate dall’Occidente hanno interrotto il sogno di un Mediterraneo ‘mare di pace’, trasformandolo in un cimitero per gli immigrati e le popolazioni inermi”.

CIRCI: ”ESPERIENZA BELLISSIMA”

Tra i molti abruzzesi che hanno lavorato in Libia c’è anche il sindaco di Cagnano Amiterno (L’Aquila), Donato Circi.

“Come tanti altri connazionali mi occupavo di edilizia, facevo il capocantiere per la romana Oak appalti – ricorda Circi – sono rimasto a Tripoli nel biennio 1979-80 e mi occupavo della realizzazione delle opere di urbanizzazione per un complesso edilizio della Recchi del gruppo Fiat”.

“Fu un’esperienza molto bella – dice ancora Circi – e ho dei ricordi particolari, come quella volta che in un albergo della capitale incontrai il titolare della società di Cosenza che era fallita durante i lavori di costruzione dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila: era scappato dall’Italia e si era rifugiato in Libia”.

“Un altro episodio che colpì molto la mia curiosità – prosegue l’amarcord del sindaco – fu la verniciatura di verde di piazza Italia, in occasione dell’anniversario della rivoluzione, la Jamahiriyya, per celebrare l’indipendenza da Roma”.

“I giovani non tolleravano molto gli italiani perché erano cresciuti con l’idea inculcata da Gheddafi che eravamo stati dei colonizzatori senza scrupoli – rivela il primo cittadino cagnanese – ma gli anziani riconoscevano le tante cose fatte per la gente del posto”.

“Quello che non scorderò mai – conclude Circi – è il lungomare di Tripoli, centinaia di metri di spiaggia con le villette degli italiani che, con l’avvento del colonnello, erano state espropriate dal regime: una vista incantevole”.  

UN GIORNALISTA: ”HO VISTO IL CADAVERE”

“Ho visto con i miei occhi il cadavere di Gheddafi vicino Sirte, ha combattuto fino alla fine”.

È quanto ha affermato il giornalista libico Mahmoud al-Farjani alla tv al-Arabiya.

“Ho parlato con i miliziani del Comitato nazionale di transizione, i quali non mi hanno voluto dire se lo portavano a Misurata o altrove – ha aggiunto – Era nascosto in una casa di Sirte e ha combattuto fino alla fine. C’erano segni di spari sulle sue gambe e sul suo busto”.

BERLUSCONI: ”SIC TRANSIT GLORIA MUNDI”

Il commento del premier, Silvio Berlusconi, è stato: “sic transit gloria mundi, adesso la guerra è finita”. (red)