TRIPOLI – “Questa gente non ha richieste. Le loro richieste vengono dettate da Bin Laden. I vostri figli sono manipolati da Bin Laden”. Lo ha detto il leader libico Gheddafi al telefono con la tv libica. “Se volete questo caos siete liberi. E se volete continuare a combattere fra loro, continuate pure”: è quanto ha detto Gheddafi rivolgendosi agli abitanti di Zawia, a ovest di Tripoli, teatro di violenti scontri tra lealisti e rivoltosi. “Bin Laden ha distribuito delle pillole stupefacenti e droghe agli abitanti di Zawya per combattere contro il nostro caro Paese”.
La rivolta in Libia “é una farsa alla quale dovremmo porre fine, una farsa portata avanti dai giovani” che “vengono manipolati anche attraverso l’uso di droghe”, ha detto Gheddafi, minacciando: “Se la situazione peggiorerà si interromperanno i flussi di petrolio”.
Nel suo discorso tv in collegamento telefonico con l’emittente di Stato, il leader libico Muammar Gheddafi ha messo in guardia da un “intervento militare americano” in Libia “con la scusa di combattere al Qaida”.
COMAI, ‘GHEDDAFI PREPARA AEREO PER FUGA’
“Gheddafi sta facendo preparare il suo aereo privato per partire e lasciare la Libia”. Lo sostiene il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi che parlando con l’ANSA cita fonti “molto, molto attendibili”. Gheddafi “sta facendo caricare sull’aereo gran parte dei suoi tesori, in particolare oro. E sembrerebbe intenzionato ad andare in un paese amico in Africa”.
“A seminare il terrore tra la gente a Tripoli sono le ‘squadre della morte’: uomini assoldati dagli stessi militari, su ordine del governo, che girano in strada con caschi e vestiti gialli. Hanno il compito di reprimere le proteste e lo fanno entrando nelle abitazioni, dove seminano il panico, picchiano gli uomini e violentano le donne”, riferisce sempre il Comai.
MEDICO BENGASI, “NOI SOMMERSI DA FERITI”
L’ospedale maggiore di Bengasi, seconda città della Libia, è stato “sommerso” la settimana scorsa dal numero dei feriti ricoverati, ha affermato all’agenzia Afp un medico anestesista rimpatriato ieri dal Paese. “L’afflusso dei feriti – ha detto il dottor Naceur Benarab, che ha lavorato al Bengasi American Center fino a domenica, prima di venire rimpatriato prima a Tripoli, poi in Francia – è iniziato quando gli altri ospedali erano pieni. Siamo stati sommersi”. Il maggior numero di feriti “era stato preso da pallottole, o schiacciato dalle vetture dei miliziani che entravano a tutta velocità fra la folla”. A Bengasi, “ho visto camionette piene di gente che brandiva fucili e asce”, ha raccontato il medico. “All’inizio, i feriti erano stati presi alla testa, al torace e all’addome. Poi le pallottole hanno mostrato ferite nel basso del corpo”, una maniera, secondo il dottore, di colpire gravemente senza però uccidere, per controllare il movimento di rivolta in atto: “In una società tribale come la Libia, dove regna il diritto secolare, ogni volta che ci sono dei morti, si rafforza il rango dei manifestanti”.
NYT, GHEDDAFI AMMASSA TRUPPE A TRIPOLI
Migliaia di mercenari e fedelissimi armati stanno raggiungendo Tripoli nell’apparente tentativo del leader Muammar Gheddafi di assicurare la difesa della capitale libica. Lo scrive il New York Times. Il rais “ha richiamato” le forze speciali guidate dai figli, segmenti dell’esercito fedeli alla sua tribù e i loro alleati, mercenari africani addestrati in questi anni e che hanno probabilmente già combattuto in Sudan, spiega il quotidiano statunitense. La presenza di queste forze è visibile nella capitale, dicono i testimoni citati dal Nyt: “Sembra la Somalia”, dozzine di posti di blocco sono stati istituiti sulle strade principali da mercenari e uomini in borghese. “Chiedono non solo i documenti, ma anche di dimostrare il proprio sostegno a Gheddafi, altrimenti sono problemi”, ha raccontato un testimone.
FONTI MEDICHE, 7.000 MORTI IN COSTANTE AUMENTO – “La cifra stimata finora dai diversi medici riguardo ai morti in Libia, a seguito delle repressioni del governo di Mummar Gheddafi, è tra i 5.000 e 7.000 morti, ma se il massacro continua si rischia di superare i 10.000 nelle prossime ore”. A riferirlo all’ANSA è il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma, con alcuni testimoni in Libia.



