CHIETI – Senatore della Repubblica italiana, dirigente regionale del suo partito e consigliere comunale a Chieti, Giovanni Legnini si conferma ancora punto di riferimento regionale del Partito democratico.

Un nome che gli analisti politici danno come spendibile anche per una candidatura alla presidenza della Regione nelle elezioni che verranno, anche se questo è argomento che il senatore preferisce per il momento non trattare visto che “per cultura sono contrario alle autocandidature e si vedrà a tempo debito”, come spiega ad AbruzzoWeb.

Facendo il bilancio dell’anno appena concluso e prospettando le novità per il 2012, Legnini spazia dai temi nazionali, come le dolorose riforme del governo Monti, ai problemi regionali, tra cui la spesa sanitaria ancora da mettere a posto, “altrimenti Gianni Chiodi si sarebbe già dimesso da commissario” e la ricostruzione dell’Aquila, “vanno cambiate le regole e dato più potere e risorse certe ai Comuni”.

Finalino con la politica e una novità: le prove di dialogo per le competizioni elettorali, in particolare con il Terzo polo, “forse anche per L’Aquila”.

Senatore, che anno è stato il 2011 per lei e il suo partito?

Il 2011 è stato purtroppo un anno storico, sebbene in negativo: cinque manovre finanziarie che rappresentano la più grande correzione dei conti pubblici mai accaduta e che è destinata a incidere in profondità non solo sullo stato degli enti territoriali, ma anche sulla vita delle famiglie e delle imprese.

E dal 2012 cosa ci sarà da aspettarsi?

Abbiamo di fronte a noi sfida di salvare l’Italia dal collasso finanziario e di farla tornare a crescere. Il 2012 sarà l’anno nel quale bisognerà proseguire nel percorso di rilancio del Paese e si potrà verificare concretamente se riusciamo a scrivere una nuova pagina per il futuro oppure no.

Dal punto di vista politico cosa si augura per l’Italia?

Innanzitutto nel 2011 si è chiusa l’esperienza Berlusconi e questo ritengo sia un bene per il Paese. Nel 2012 sosterremo lealmente lo sforzo di messa in sicurezza e di cambiamento che il governo Monti sta operando, non rinunciando alle nostre idee e ai nostri programmi, fondati su più giustizia sociale e più crescita dell’economia e del lavoro.

E per l’Abruzzo?

Per l’Abruzzo mi auguro che scatti una nuova consapevolezza, quella che i rapporti con il governo nazionale non siano basati sulla ‘amicalità’ ma sulla capacità di essere convincenti nel rappresentare le necessità della nostra regione e i progetti che vogliamo portare avanti.
 
All’Aquila rimane aperto il problema della ricostruzione post-terremoto per cui credo occorra cambiare le regole dando più potere e risorse certe ai Comuni. Serve meno burocrazia e più fatti concreti.

Altra grave criticità è quella della sanità regionale, per cui occorre prima di tutto conseguire il pareggio strutturale del bilancio che non ancora avviene, checché ne dica il presidente della Regione, Gianni Chiodi, tanto è vero che lui è ancora commissario e, come è noto, la legge prevede che se si raggiunge il pareggio debba cessare il commissariamento. Bisogna inoltre avviare un percorso di riduzione delle sovraaddizionali Irpef e Irap.

Sprechi della pubblica amministrazione, pensa sia giusto iniziare a tagliare dalle Province?

Sugli sprechi mi pongo fuori dal coro: penso che le Province vadano abolite nelle aree metropolitane, come abbiamo proposto con un disegno di legge, perché nelle città non c’è bisogno di un livello intermedio in quanto i Comuni hanno forza e struttura per assolvere a tutte le funzioni di governo locale.

Vanno invece mantenute e se possibile rafforzate nei territori dei medi e piccoli comuni che hanno bisogno di coordinamento, gestione delle infrastrutture sovracomunali ed esercizio associato dei servizi alcuni dei quali potrebbero essere affidati alle Province. Penso sia più ragionevole eliminare tutti gli altri enti intermedi per risparmiare e mantenere quale unico livello sovracomunale quello delle Province.

Qual è lo stato di salute del Pd regionale?

Il Pd regionale si è rinnovato e nel 2011 è tornato a vincere. La novità è che oggi noi siamo capaci di fare coalizione attraendo anche i movimenti civici, come è accaduto in diversi comuni dove abbiamo vinto, mentre il Pdl è sempre più solo.

Come vanno i rapporti con l’Udc e il terzo polo?

Il dialogo con il terzo polo è in fase avanzata e in numerosi comuni sperimenteremo questo accordo al primo o al secondo turno delle prossime elezioni comunali.

Qualche esempio?

“Penso ad Avezzano, Spoltore, Montesilvano e forse anche L’Aquila”.

Nessun comune della provincia teatina, come mai?

A Chieti l’Udc è stata prigioniera della presidenza di Enrico Di Giuseppantonio e quindi dell’alleanza con il Pdl. Vedo, però, novità interessanti a San Salvo e Ortona, dove mi auguro che il terzo polo vada da solo al primo turno e si possa coltivare una prospettiva di alleanza al secondo turno.

Infine, come vede la situazione del Comune di Chieti, dove lei è consigliere comunale di minoranza?

La maggioranza di centrodestra ha dimostrato di essere politicamente divisa al suo interno e incapace di amministrare. Per il 2012 faccio comunque due auspici: che si faccia chiarezza fino in fondo sulla tenuta finanziaria dell’ente e che si metta al centro dell’azione di politica e istituzionale il problema dei problemi, quello del lavoro e dello sviluppo. Qualunque proposta della maggioranza che intenda fare qualcosa per risolvere questi problemi avrà sicuramente il nostro appoggio.