L’AQUILA – “L’Università deve fare controlli periodici agli impianti idrosanitari e attuare le dovute disinfezioni per scongiurare i pericoli della formazione del batterio della legionella”.

Sono le parole del professor Sergio Tiberti, ordinario di Igiene generale applicata presso l’Università degli studi dell’Aquila, dopo che i controlli dell’Arta hanno rilevato la presenza nelle falde acquifere dell’ex Reiss Romoli del pericoloso batterio.

Una scoperta che ha obbligato l’ateneo a trasferire altrove i 68 studenti che avevano ottenuto un alloggio nella residenza vincendo una borsa di studio.

Il professore spiega tecnicamente quali sono le misure per prevenire la formazione della legionella.

“È nelle cisterne di acqua calda – spiega – che c’è il pericolo maggiore di sviluppo di questi batteri, che possono sopravvivere con una temperatura dell’acqua compresa tra i 5,7 e i 55 gradi centigradi. È quindi necessario disinfettare le caldaie e gli impianti non solo con il cloro, ma attraverso il procedimento di shock termico: si porta l’acqua a temperature elevate, fino a 100 gradi, per poi tornare a immettere acqua fredda”.

Come spiega Tiberti, la legionella si contrae non attraverso l’ingerimento di acqua, ma “con l’aerosol, ovvero l’inalazione di piccole goccioline contenenti il batterio”.

“L’infezione da legionella è molto pericolosa e la mortalità si attesta tra il 20 e 30 per cento – conclude – Gli studenti che tra un po’ di giorni dovessero iniziare ad avere sintomi come la febbre alta devono immediatamente contattare il medico”.