L’AQUILA – Nel difficile, spesso difficilissimo, settore dei precari socio-sanitari che lavorano nelle Asl, tema a dir poco bollente in Abruzzo, arriva una proposta di legge, per la loro stabilizzazione, da parte dell’esponente di opposizione, il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Silvio Paolucci, ex assessore regionale alla Sanità, “che non è ancora approdata in Consiglio per essere esaminata, nonostante sia stata presentata lo scorso febbraio”.

Paolucci, intervenuto ieri a Pescara durante una manifestazione, sotto l’assessorato alla Sanità, con i lavoratori delle cooperative esternalizzate del comparto (mentre il giorno prima, all’Aquila, c’era stato un tavolo di confronto tra esponenti politici e alcune sigle sindacali, assenti i vertici della Asl 1 di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, voluto dal consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci), dopo aver dichiarato che la Regione, a maggioranza centrodestra, “deve muoversi, porti in aula il testo giacente e proceda”, ha citato l’avvocato chietino Enrico Raimondi, ringraziandolo “per la formulazione del testo da me presentato”.

AbruzzoWeb ha intervistato proprio l’avvocato Raimondi, per spiegare nel dettaglio quanto ‘costruito’ per arrivare alla proposta di legge firmata da Paolucci.

“ll legislatore nazionale – esordisce l’avvocato Raimondi – con una serie di leggi ordinarie, aveva previsto dei criteri di stabilizzazione per i lavoratori assunti nelle pubbliche amministrazioni mediante tipologie di contratti di lavoro flessibili, quindi sostanzialmente per superare il precariato, per arrivare, dalla prima legge sulla stabilizzazione introdotta dal governo Prodi nel 2006, alla Legge Madia che stabilisce che le pubbliche amministrazioni possono riservare il cinquanta per cento dei posti disponibili in organico a coloro che abbiano maturato determinati anni di servizio con i contratti precari, ad esempio tre anni nell’ultimo quinquennio”.

“La norma nazionale, tuttavia – continua – in base a una interpretazione letterale, fa riferimento soltanto a quei lavoratori assunti direttamente dalle pubbliche amministrazioni, con un’interpretazione leggermente estensiva anche quelli utilizzati mediante somministrazione”.

“In parole povere – precisa Raimondi – se sono un lavoratore assunto con più contratti a termine alle dipendenze di una pubblica amministrazione, accedo a questa corsia preferenziale del cinquanta per cento dei posti disponibili mediante la stabilizzazione Madia. Quindi, le pubbliche amministrazioni possono, a fronte, ad esempio, di cento posti vacanti in organico, riservarne cinquanta per un concorso ordinario, cinquanta a tutti coloro che hanno quei requisiti”.

“L’interpretazione della normativa nazionale – aggiunge – porta ad escludere i lavoratori che hanno sempre prestato la loro attività lavorativa in favore della pubblica amministrazione, ma senza essere assunti da quest’ultima, quindi si tratta in tal caso di lavoratori dipendenti di società e cooperative appaltatrici di servizi. Il che significa che ci sono operatori socio-sanitari che hanno i requisiti per accedere alla stabilizzazione e stessi lavoratori assunti mediante cooperativa che non possono accedervi perché non assunti dalla pubblica amministrazione”.

“Dunque – spiega ancora l’avvocato Raimondi – abbiamo fatto un ragionamento, anche alla luce di una sentenza della Corte Costituzionale che si riferisce a una normativa della Regione Lazio, che fa riferimento all’assunzione di personale infermieristico ma che rispecchia lo stesso principio giuridico. Per le assunzioni nelle Regioni uscite dal commissariamento della sanità, si bandisce un concorso per tutti, senza riserva per i precari, con la legge regionale che permette di valutare gli anni di servizio, anche tramite cooperativa, per attribuire un punteggio maggiore ai candidati”.

Il governo, però, ha impugnato questa legge regionale “con la motivazione che la valutazione dei titoli attiene alla costituzione di lavoro è di sola competenza dello Stato”.

E qui è intervenuta la Corte Costituzionale, che, fa notare Raimondi, “Ha ricordato che le Regioni hanno competenza esclusiva in materia di organizzazione della sanità e quindi le stesse Regioni possono stabilire che certi titoli sono migliori di altri, se si parla nell’ambito di livelli essenziali di assistenza che le Regioni devono garantire sul loro territorio”.

“Partendo da questo principio, ci siamo detti che se è così, la Regione Abruzzo, visto che negli anni ha utilizzato operatori socio-sanitari, o di altro personale adibito ai livelli essenziali di assistenza, per garantire i livelli essenziali di assistenza, non può fare una legge regionale che amplia l’ambito di applicazione della Madia? Noi crediamo sia possibile”, conclude. (red.)