L’AQUILA – Il fronte anti legge-Barca arruola la Provincia dell’Aquila.
Nel corso di un incontro convocato dal presidente dell’ente, Antonio Del Corvo, per discutere del maxi-emendamento in discussione alla Camera dei deputati che dovrebbe segnare la transizione tra il commissariamento e il ritorno all’ordinarietà, sono emersi nuovi punti critici del provvedimento.
Li ha elencati lo stesso Del Corvo, affiancato da gran parte degli amministratori provinciali, davanti a una platea formata dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dai primi cittadini, anche di fuori “cratere”, dall’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante e dal vice presidente dell’aula dell’Emiciclo Giovanni D’Amico.
Il macigno più pesante è rappresentato dalla mancata previsione della possibilità di deroga degli enti locali al patto di stabilità: dal 1° gennaio, infatti, arriva la mannaia che blocca gli investimenti pubblici, compresi quelli della ricostruzione. Si rischia di avere soldi in cassa, dunque, che però non potranno essere spesi.
C’è poi il problema del personale assegnato al Genio civile, che ha il compito di esaminare dal punto di vista anti-sismico tutti i progetti presentati ai Comuni: a dicembre scade il contratto dei precari attualmente in servizio, e difficilmente sarà rimpiazzato attraverso i concorsi previsti nell’emendamento.
“Siamo già a luglio – ha spiegato Del Corvo – il governo non ce la farà mai a fare le graduatorie in meno di cinque mesi, c’è il serio pericolo che dal 1° gennaio 2013 mi ritroverò solo con le sei persone in organico prima del terremoto: è praticamente impossibile che possano visionare velocemente tutte le pratiche presentate, immagino ricadute pesantissime sulla celerità della ricostruzione”.
“Le 40 persone che la legge-Barca ci assegna entreranno nei ruoli del ministero delle Infrastrutture – ha aggiunto – che in qualsiasi momento potrà richiamarle, non vedo perché non possano far parte stabilmente della Provincia”.
Un altro elemento che potrebbe zavorrare il processo di apertura dei cantieri è quello del relativo al compito assegnato ai soggetti attuatori: “la nostra proposta – ha precisato Del Corvo – è che le fasi amministrative conseguenti a un atto già sottoposto al parere preventivo della Corte dei conti non debbano essere di nuovo esaminate dalla magistratura contabile, altrimenti si perderanno mesi ogni volta”.
“Se queste modifiche non passeranno – ha concluso Del Corvo – meglio azzerare tutto, riaprire un canale di dialogo con il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, riscrivere un testo condiviso e ‘attaccarlo’ a qualche decreto legge urgente che andrà in conversione, come quello sulla spending review, che certamente viaggerà come un siluro”.
Una ipotesi, questa, che non piace al Comune dell’Aquila, come ha sottolineato l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, sotto gli occhi di Cialente, che è stato zitto per tutto il tempo, rimandando probabilmente alla conferenza stampa di domani mattina con il deputato del Partito democratico Giovanni Lolli le proprie considerazioni.
“Non sono d’accordo che si debba buttare via tutto – ha affermato Di Stefano – perdere questo treno potrebbe significare arrivare a settembre con la situazione attuale, quando la legislatura sarà nel semestre prima della scadenza, e con i parlamentari scatenati a saziare gli appetiti elettorali dei propri collegi: temo che del terremoto dell’Aquila non se ne parlerà più per un pezzo”.
Favorevoli allo stralcio, invece, Gianfranco Giuliante, che ha riferito anche dei guai legati agli scarsi trasferimenti dello Stato per l’emergenza neve dello scorso febbraio e i sindaci dei paesi presenti, in gran parte appartenenti al centrodestra, che hanno accusato Barca di non aver mai chiesto i dati sulle seconde case dei propri territori: “è grave che abbia scaricato sulle amministrazioni locali il fatto di non aver potuto quantificare le risorse necessarie per le abitazioni diverse da quella principale”.
Intanto, nel pomeriggio, Barca si è presentato in audizione alla Camera, durante la seduta congiunta delle commissioni Finanze e Attività produttive, dove si è beccato anche qualche bacchettata dai deputati presenti.
Neanche il tempo di iniziare a parlare per illustrare il maxi-emendamento e proporre una “riformulazione” che ha incassato la prima stoccata da parte del leghista Giovanni Fava: “Abbiamo avuto il testo poche ore fa, più che di un emendamento si tratta di una legge che parla di terremoto in un decreto che si occupa di economia e già ci chiede di modificarlo? Intanto verifichiamo se è ammissibile”.
Lo stesso lumbard ha avuto da ridire pure sui precari: “con tutto il rispetto per L’Aquila, la crisi occupazionale riguarda molti territori”.
Non sono passati inosservati neanche i ricchi stipendi di 200 mila euro dei due mega dirigenti assegnati agli Uffici speciali che dovrebbero coordinare la ricostruzione nel capoluogo e nel resto del “cratere”, su questo punto Barca si è difeso: “per gestire una situazione così complessa servono professionalità qualificate”.
Barca ha specificato agli inquilini di Montecitorio i numeri dei nuovi occupati: 128 al Comune dell’Aquila, 72 alle aree omogenee, dieci alla Regione per il monitoraggio della spesa, fino a 50 ai due Uffici speciali, equamente ripartiti, e 40 al Genio civile che alla fine del processo di ricostruzione passerebbero al dicastero di Porta Pia per costituire un nucleo dedicato alle calamità naturali. Elisa Marulli



