L’AQUILA – “La parola Islam è sulla bocca di tutti, ma spesso chi ne parla, in televisione, sui giornali, al bar o sull’autobus, ne ha un’idea fortemente stereotipata. Penso all’attitudine a rappresentare l’Islam come un sistema immutabile di regole, un mondo pre-moderno e irrimediabilmente medievale, o alla percezione di una massa formata da un miliardo e seicento milioni di persone che come fosse un sol uomo minaccia il mondo libero”.

A  parlare è Lorenzo Declich, tra i massimi esperti del mondo contemporaneo musulmano, docente universitario all’Orientale di Napoli, che all’Aquila, alla libreria Polar, ha presentato il suo ultimo libro, L’Islam in 20 parole.

Nell’intervista ad AbruzzoWeb, Declich spiega che in un’epoca segnata dalla terribile minaccia del terrorismo che all’Islam si richiama, è più che mai importante imparare a conoscere una cultura estremamente complessa e articolata, che riguarda appunto 1,6 miliardi di persone in tutto il mondo.

Il suo libro vuole dunque essere “un ricco vademecum per riaprire le porte della curiosità, dove vengono esposte alcune nozioni sulla religione islamica, racchiuse nelle parole Corano, Muhammad, Allah, concetti che riguardano l’unità e la divisione nell’Islam, come Fitna e Umma, altri sulla natura del luogo comune che vuole l’Islam come sistema di pensiero totalizzante in cui non c’è separazione tra politica e religione, Din, Dawla, Jihad. E poi ancora i concetti di Medio Oriente, modernità, politica, economia, fino a temi più di attualità come terrorismo, islamofobia e donne”.

“Prendiamo la parola jihad – spiega Declich – in occidente viene tradotta con guerra santa, ma il concetto è molto più ampio: nel Corano con questa parola si indica soprattutto lo sforzo che il musulmano è tenuto a compiere per la difesa e diffusione della religione, sia a livello individuale che collettivo”.

Il corrispettivo dell’evangelizzazione cristiana, dunque.

“Per la stragrande maggioranza dei musulmani – aggiunge lo studioso – jihad è solo un pacifico sforzo interiore, che nulla ha a che fare con la violenza e la costrizione”.

Declich spiega poi che l’Islam “è una religione universalistica come il cristianesimo, e si rivolge al mondo intero. E in nome dell’Islam sono state fatte cose orribili e cose meravigliose, al pari del cristianesimo e di altre religioni”.

Non poteva mancare tra le parole quella di terrorismo.

“Ognuno legge la storia come vuole – spiega Declich – e ciò determina un rimescolarsi di elementi interni ed esterni ad un determinato contesto culturale e religioso. Lo Stato Islamico, in questo senso, non è figlio dell’Islam storico più di quanto non lo sia di Twitter e Facebook, strumenti che usa abilmente per farsi pubblicità perché è nel mondo globalizzato che lo Stato Islamico intende diffondersi”.

“Nel terrorismo islamico – tiene poi a sottolineare Declich -, non c’è nessun anelito di giustizia ed emancipazione. Osama Bin Laden era un miliardario, le espressioni più radicali dell’islam sono tutte accomunate da un pensiero economico del tutto liberista, e perfettamente compatibili alle dinamiche della globalizzazione”.