L’AQUILA – “L’ufficio legislativo della Regione ci dà ragione: D’Alfonso non può stravolgere la legge con decreto e arrogarsi i diritto di designare dirigenti, perchè la legge dice che questa facoltà spetta agli assessori”.

Lo afferma il consigliere Paolo Gatti sventolando trionfante il parere dell’Ufficio legislativo della Regione Abruzzo, a firma del dirigente Giovanni Giardino e dei funzionari Anna Caporale, e Gianguido D’Alberto.

L’oggetto del contendere, sul filo del diritto, è la legittimità o meno del decreto del presidente della Giunta regionale Luciano d’Alfonso dell’8 aprile scorso, in cui si chiarisce che la proposta e la designazione dei capi dipartimento e dei dirigenti, dei vertice di enti, aziende, agenzie, società regionali, spettano al presidente, non agli assessori.

“Tutto legittimo ed anche opportuno –  ha assicurato lo staff – si chiarisce solo che la designazione, come consente la legge, non fa parte della delega assegnata dal presidente, per un ‘miglior coordinamento’, ovvero per evitare sul nascere possibili conflitti interni alla Giunta sulle designazioni”.

Per l’opposizione di centrodestra si tratta invece dell’ennesimo e illegittimo accentramento di poteri di D’Alfonso, in quanto si modifica per decreto la legge 77 del 2009 che dice che gli incarichi di vertice sono “conferiti dalla Giunta regionale su proposta del componente la Giunta competente in materia”, e la legge 77 D’Alfonso non può certo cambiarla per decreto, perché questo può farlo solo il Consiglio regionale.

Gatti ha chiesto così un autorevole parere all’Ufficio legislativo che ha risposto il 28 aprile.

L’ufficio legislativo premette che non ha le competenze a rendere pareri nel merito di atti adottati dall’esecutivo, e nello specifico del decreto in questione.

Ma procede comunque ad “una sommaria ricostruzione normativa e giurisprudenziale”, “a titolo di mera collaborazione e senza entrare nel merito”.

L’ufficio richiama in particolare l’articolo 46 dello statuto regionale, “secondo cui gli assessori esercitano le proprie funzioni secondo le direttive impartite dal presidente della Giunta”, che trova il proprio fondamento nella legittimazione popolare del presidente, “che induce a riconoscere la posizione di primazia nei confronti degli assessori”.

E infatti la Costituzione fa discendere dalla legittimazione popolare il potere non solo di nomina, ma anche di revoca degli assessori, e la direzione dell’intera azione politica della Giunta.

“In tale contesto – spiega dunque l’Ufficio – si collocherebbe il decreto presidenziale che ha inteso chiarire l’ambito di esercizio delle funzioni delegate agli assessori, con l’obiettivo dichiarato di assicurare il coordinamento dell’indirizzo politico rivolto alle figure dirigenziali di amministrazione e di vertice”.

L’ufficio legislativo subito dopo sottolinea però che gli “atti politici ovvero di alta amministrazione” del presidente, “soggiacciono ai fondamentali principi dello stato di diritto, e non possono che essere adottati nel rispetto del principio di legalità, in base al quale l’esercizio di ogni potere trova nella fonte di natura legislativa il proprio fondamento, i fini e i limiti della propria azione, nel caso specifico la legge regionale 77 del 1999 e le leggi di settore che disciplinano le procedure di nomina e designazione degli organi amministrativi degli enti regionali, dai quali non può discostarsi, non potendo un atto amministrativo o politico) modificare derogare, nè porsi in contrasto con un atto di rango legislativo”.

Per Gatti il parere non lascia dito a dubbi: D’Alfonso ha commesso un abuso, e il decreto va ritirato.

“La questione mi sembra chiara – spiega infatti in consigliere forzista – e non avevo dubbi: le legge regionale resta tal quale e la pretesa di modificarla con un decreto  è una pretesa che non può avere seguito. La legge dice che la designazione spetta ai singoli assessori, punto.
Attendiamo ora la ricostituzione del collegio delle garanzie statutarie, che sono convinto metterà la parola fine a questa spiacevole vicenda con una sonora bocciatura”. Filippo Tronca