SAN SALVO – “In questi ultimi mesi nello stabilimento Denso di San Salvo (Chieti) la vita lavorativa è diventata ancora più faticosa per l’aumento dei ritmi produttivi e stressante a causa di atteggiamenti vessatori ed arroganti perpetrati, nei confronti dei lavoratori,da giovani rampolli emergenti,inopportunamente collocati ai vertici aziendali,senza aver mai conseguito risultati di particolare rilevanza”.

Lo scrivono in una nota le organizzazioni sindacali di base Slai Cobas e Confederazione Cobas di Chieti. 

“Con frequenza inaudita, la direzione aziendale, composta da ben 6 direttori dirigenti e 15 funzionari con disponibilità di cospicuo parco auto e lautamente retribuiti, emette nei confronti delle maestranze, ritenute arbitrariamente colpevoli di pezzi di scarto o non in tolleranza,pretestuose ed ingiustificate contestazioni disciplinari – si legge ancora nella nota – . Le sanzioni conseguenti tali provvedimenti  sono giorni di  sospensione dal lavoro e/o addirittura richieste di risarcimento danni di centinaia di euro da restituire con  trattenute rateali  mensili. 

Inoltre, fanno notare i sindacati, “si susseguono minacce di licenziamento nei confronti di attivisti Cobas, rei di non prestare ascolto ed attenzione ai ricatti e alle intimidazioni ricevute dai responsabili aziendali. La situazione attuale è notevolmente peggiorata, con episodi  gravi e antisindacali: Terziarizzazione silente in loco di alcuni reparti, con l’utilizzo di maestranze precarie (circa 100 lavoratori) e non qualificate di alcune ditte esterne, per svolgere lavorazioni in precedenza eseguite dai dipendenti Denso”.

I sindacati lamentano quindi delle vere e proprie “prove tecniche su turni lavorativi simili agli stabilimenti Fca diretti da Sergio Marchionne con sabati e domeniche lavorative (18 turni)”.

“È intollerabile e palesemente discriminatorio – prosegue la nota polemica – che ci siano operai  obbligati a prestare servizio 6 ore al giorno per un massimo di 2 o 3 giorni a settimana , altri  che lavorino in straordinario il sabato e la domenica notte, mentre ad alcuni è concessa la volontarietà della prestazione lavorativa in straordinario. Il lavoro dovrebbe essere  redistribuito tra le maestranze in servizio, integrato con eventuali nuove assunzioni e non con la perversa logica della sostituzione dei dipendenti attuali con precari facilmente ricattabili e licenziabili”.

“Facciamo appello alla sensibilità ed alla coscienza dei lavoratori e delle istituzioni locali affinché  tali comportamenti lesivi della dignità dei lavoratori non continuino a verificarsi”, concludono i sindacati.