L’AQUILA – Una lettera ha comunicato il licenziamento, senza alcun preavviso, ai 12 dipendenti dello stabilimento di Capestrano (L’Aquila) della ex Italfinish.

L’azienda, più volte ceduta nel corso degli anni, apparteneva alla United Anodisers, multinazionale belga leader nella lavorazione dell’alluminio cui il curatore fallimentare della precedente azienda britannica aveva affidato la gestione.

Un tavolo, riunito in Regione dal vice presidente con delega alle Attività Produttive Giovanni Lolli, ha provato a capire quale soluzione possa esserci per le maestranze rimaste senza lavoro.

“Credo ci fosse un disegno per non dare la possibilità ad altri di acquisire fette di mercato” dice ad AbruzzoWeb il sindaco Antonio D’Alfonso, provando a motivare la decisione dell’azienda di chiudere improvvisamente i battenti.

“Lo stabilimento avrebbe avuto bisogno di un ammodernamento e a quanto dicono un investimento a lungo termine non sarebbe stato redditizio”.

L’amministrazione si dice particolarmente rammaricata per l’impossibilità di instaurare un dialogo con la proprietà. “Ho scritto più volte ai vertici senza mai ricevere una risposta – aggiunge D’Alfonso – Ora non ci resta che sperare negli ammortizzatori sociali e nelle nuove forme di salvaguardia offerte dal Jobs Act per tutelare 12 lavoratori che sono lontani dall’età pensionabile”.

“C’è anche un problema legato alla messa in sicurezza dello stabilimento – dice il vice sindaco Davide Fontecchio – L’azienda ha smobilitato pezzi della linea di produzione e degli impianti di depurazione. La produzione, volendo cedere ad altre società che hanno manifestato interesse, è impossibile da ripristinare senza la bonifica”.

Il Comune sta valutanto se mettere in mora la United Anodisers per garantire almeno il processo di messa in sicurezza, o in alternativa requisire l’immobile per favorire nuovi investimenti.

“Dalla riunione con la Regione è emerso che una azienda che volesse insediarsi beneficierebbe del 40% di sgravi fiscali legati da un lato al terremoto e dall’altro ad una legge regionale che ci inserisce tra le aree sottosviluppate”, chiosa D’Alfonso. Marco Signori