CHIETI – “Siamo di fronte a una proprietà che non appare molto propensa al dialogo. Sono molto preoccupato”.
Riesplode il caso della Dayco con lo sciopero di due ore, ieri, alla fine di ogni turno negli stabilimento di Chieti e Manoppello (Pescara) indetto dalle rappresentanze sindacali e deciso perché l’azienda, nonostante il clima tornato sereno lo scorso luglio dopo un periodo di durissime proteste grazie a un incontro tra sindacati e la stessa azienda in Confindustria, ha scelto di proseguire sulla strada dei 135 esuberi, sconfessando di fatto gli accordi che li avevano esclusi.
Ed ecco che torna la preoccupazione nelle stanze della Regione Abruzzo, quelle del vice presidente Giovanni Lolli, che sottolinea nuovamente le difficoltà di stabilire un vero dialogo con la proprietà, come già affermato prima di quella che poi si è rivelata una ‘tregua’ di cartapesta.
“Che dire, aspettiamo il tavolo nazionale del prossimo 14 settembre – afferma Lolli ad AbruzzoWeb – ma la situazione è sicuramente molto complessa. Personalmente, non mi era mai capitato di ricevere un ‘no’ da un’azienda invitata a un tavolo regionale, ma evidentemente questa è la linea”.
Dayco Europe è un’azienda che produce cinghie di distribuzione per auto, con stabilimenti a Chieti, Manoppello (Pescara) e Colonnella (Teramo), per un totale di 700 dipendenti, ed è legata a un fondo di investimento statunitense, uno dei motivi, secondo Lolli, che rendono la proprietà non in grado di comprendere le realtà industriali “sia dal punto di vista strategico che di prospettiva”, concetto già espresso dall’esponente regionale prima della famosa tregua di luglio.



