L’AQUILA – Il Coordinamento Regionale Abruzzo della Filctem Cgil, riunito a Pescara, ha proclamato quatrro ore di sciopero in aggiunta alle quattro decise dalla Cgil a livello nazionale per il 6 maggio 2011.

La decisione è maturata dopo una discussione che ha evidenziato le tante difficoltà che vivono  lavoratori e lavoratrici di una categoria che comprende al suo interno diversi settori produttivi che hanno urgenza d’interventi capaci di fornire opportunità di nuova occupazione e di consolidare quella che c’è.

Infatti, se, restano in primo piano le drammaticità che coinvolgono i lavoratori del comparto Tessile – Abbigliamento – Calzaturiero (Tac),  è vero che anche i lavoratori del settore chimico e delle utilità (gas – acqua – energia) vivono un momento di grande incertezza.

Nel Tac, la crisi di questi ultimi due anni ha lasciato nelle liste regionali di mobilità circa 6.700 lavoratori ma soprattutto lavoratrici e 7.800 cassintegrati che, nella maggior parte dei casi, se non intervengono politiche  per credibili alternative industriali, si ritroveranno licenziati e senza prospettive. È questo il caso nella provincia teramana della Zucchi di Notaresco, de La Perla di Roseto degli Abruzzi, della ex Pompea di Atri, oltre a tante altre medie e piccole imprese in tutta la regione.

Con la crisi, negli ultimi tempi, anche le principali aziende del settore per dimensione occupazionale ed importanza del  marchio, confermano o dichiarano pesanti riduzione di attività ed occupati con il rischio di mettere in ginocchio lavoratori e territori.

È il caso della Sixty che dopo aver operato una drastica riduzione di attività in tutto l’indotto regionale con la conseguente perdita di molti posti di lavoro, oggi attraversa un periodo di grande incertezza anche al suo interno con conseguente ricorso a CIGS e mobilità.

Stessa situaziione per la Sixty, con la dichiarata chiusura dello stabilimento di Gissi (Chieti), con 300 addetti e la riduzione di attività in quello di Basciano.

Infine la Brioni di Penne (Pescara), che  annuncia nelle aziende del gruppo un programma di riduzione del personale per 150 addetti.

Comunque i problemi non si fermano solo al Tac. Nella chimica, l’effetto della crisi si è stabilizzato, ma si resta molto lontani dai livelli produttivi ed occupazionali del 2008.

Da questo settore arriva uno dei segnali più preoccupanti per il tessuto produttivo abruzzese: la Procter & Gamble, multinazionale presente in Abruzzo anche per la partecipazione societaria con la Fater, si appresta a chiudere il sito di ricerca di Sambuceto (Chieti), dove lavorano 130 ricercatori scientifici.

E, se l’Abruzzo perdesse anche questo punto di eccellenza del proprio assetto produttivo, rischierebbe di ridurre anche la capacità progettuale e d’innovazione del territorio.

Difficoltà nel presente e nella prospettiva coinvolgono anche i lavoratori dell’energia e dei servizi idrici, che da troppo tempo subiscono la confusione e l’incertezza di una legislazione che, nel primo caso, è incapace di fornire un costante, coerente sostegno per lo sviluppo delle energie rinnovabili che possono realmente fornire nuove opportunità occupazionali, mentre nel caso del settore idrico, la legislazione prodotta ai vari livelli istituzionale, rischia di trasformare l’acqua da bene  pubblico essenziale a merce privata, con ricadute negative anche sull’occupazione.

Su questo tema è determinante pretendere e garantire da subito una corretta e diffusa informazione per permettere la partecipazione dei cittadini al referendum del 12 e 13 giugno prossimi.