ALFEDENA – Da “paese dei dottori” a capitale dell’accoglienza.
Alfedena, 700 abitanti nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che nel 1965 deteneva il record di laureati e diplomati, come testimoniato da un servizio Rai dell’epoca, ospita oggi 50 migranti ai quali l’amministrazione comunale sta offrendo una concreta opportunità di inserimento lavorativo.
Il piccolo centro, che durante la stagione estiva quasi raddoppia la sua popolazione, si candida così ad essere il primo Comune d’Italia in cui i profughi hanno una concreta opportunità di integrazione.
Il progetto che il Comune di Alfedena e la società Molise Vacanze hanno studiato, approvato dalla prefettura, impegna 10 di loro innanzitutto nella formazione. Diciotto ore settimanali di pratica e di teoria, affiancati dai dipendenti comunali che avranno il compito di insegnargli l’uso delle attrezzature e le pratiche relative alla pulizia ed alla manutenzione del verde pubblico, la parte teorica prevede la formazione relativa alla tutela ambientale ed alla sicurezza.
Una scelta maturata anche alla luce della storia del paese, prima distrutto dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale trovandosi sulla linea Gustav, con gli abitanti costretti a fuggire. Poi spopolato dalla migrazione di massa nel dopoguerra, comune all’intero Abruzzo montano, e infine il terremoto del 1984 che ha colpito l’intera area Parco.
“Iniziative di questo tipo non devono restare isolate ma vanno incentivate. Dare una speranza a questi ragazzi e ragazze è un dovere di tutti, aprire il cuore ancor prima delle porte e guardare questi ragazzi disperati negli occhi, asciugare le loro lacrime non è solo un gesto, ma un modo di vivere nella normalità ciò che è straordinario”, dice ad AbruzzoWeb il sindaco Massimo Scura.
“Leggere nelle righe della storia alfedenese il valore fondamentale dell’amicizia e della fratellanza ha consentito e voluto fortemente un progetto di integrazione tra l’amministrazione comunale e la Molise vacanze, società gestrice del servizio di accoglienza, che ha come scopo da un lato il superamento del ruolo passivo dei ragazzi ospitati all’hotel Katia, e dall’altra favorire l’integrazione con la popolazione e con le realtà locali”, spiega Gabriella Melone, assessore comunale con delega a Turismo, Cultura e Sviluppo economico.
“Quando circa nove mesi fa si paventava l’ipotesi della venuta ad Alfedena dei migranti – racconta – le paure ed i dubbi avevano creato, negli abitanti e nei turisti, un senso di disagio. È sempre difficile affrontare ciò che è sconosciuto e nuovo, invece come spesso accade nei piccoli centri avviene il miracolo”.
“I richiedenti asilo presenti sono giovanissimi e provengono da diversi paesi dell’Africa sud sahariana – spiega l’assessore – E nell’attesa di avere risposte alla loro richiesta di asilo trascorrono le giornate con pochi stimoli e pochi contatti, con il rischio di farli sentire inutili”.
Il Comune di Alfedena ha fornito i dispositivi di protezione individuale perché potessero operare in piena sicurezza, mentre la copertura assicurativa è stata sottoscritta dalla Molise Vacanze. Il lavoro, così come previsto dalla circolare del Ministero dell’Interno, è su base volontaria e gratuita.
“Ciò permette ai ragazzi di frequentare strade e piazze del paese ed entrare in contatto con la popolazione – conclude la Melone – che sin dal loro arrivo si è dimostrata disponibile e solidale verso gli amici venuti da tanto lontano e li aiuta a migliorare l’italiano per meglio stabilire un dialogo che consenta di raccontare e capire le loro storie, il loro viaggio, le loro aspettative per il futuro”.





