FOSSA – Sono trascorsi altri due mesi e il cantiere di ricostruzione dell’aggregato nella frazione Osteria di Fossa (L’Aquila) è ancora bloccato a causa del ritrovamento di alcuni reperti archeologici.

Altri sessanta giorni che portano a circa sei mesi di attesa, invano, per i proprietari di alcuni immobili che da sette anni aspettano di vedersi ricostruita la propria abitazione.

I lavori erano iniziati a settembre, e da dicembre si sono fermati dopo l’intervento della Soprintendenza che, secondo quanto si apprende, ha deciso di approfondire le ricerche facendo scavare ben oltre i consueti 4 metri, dopo il ritrovamento dei resti di una strada romana venuta fuori durante gli scavi successivi all’abbattimento.

Il ritrovamento potrebbe essere una ulteriore testimonianza della presenza, in quell’area, della città romana di Aveia, la cui localizzazione è da anni oggetto di dibattito fra gli storici, ma occorre far notare come a Fossa sia presente una importante Necropoli risalente al IX secolo a.C. che versa nel completo abbandono e a stento il Comune, con enormi sforzi e a proprie spese, riesce sporadicamente ad aprire al pubblico.

Sembra ancora senza esito, intanto, il confronto instaurato dalla Soprintendena con i proprietari e l’amministrazione per trovare una soluzione che permetta il prosieguo dei lavori e consenta il rientro delle famiglie ancora sfollate.

Sui proprietari incombono anche le regole della ricostruzione: i lavori di rifacimento dell’immobile devono essere riconsegnati, cioè ultimati, entro 24 mesi dall’apertura del cantiere. Ne sono passati già nove invano. (red.)