L’AQUILA – “L’arte è un qualcosa che ho sempre sentito dentro, fin da bambino ho sempre perepito un animo molto umanistico. Ho iniziato a leggere presto e a disegnare ancora prima. Non credo molto nell’ispirazione intesa come qualcosa di trascendentale, credo che l’artista abbia un’esigenza che è sempre bene assecondare… soprattutto per se stessi”.

A parlare è Vincenzo Bonanni, eclettico e poliedrico artista aquilano, che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 10 anni di carriera, con la mostra “Antologie” nella sua città, in un luogo chiave, Palazzo Pica Alfieri, inaugurata in concomitanza con la riapertura al pubblico della storica dimora, dopo i lavori di ristrutturazione per i danni causati dal sisma del 2009.

AbruzzoWeb lo ha intervistato per fare con lui un bilancio di questi due lustri, che lo hanno visto al centro del panorama artistico nazionale ed internazionale, con le sue opere colorate, “profonde” e cariche di significati.

Dopo la maturità classica si è trasferito a Roma dove ha conseguito la laurea in Sociologia, “un percorso di studi che rifarei – spiega – che mi ha arricchito e che mi ha dato le basi per continuare ad appronfondire per conto mio”.

Le opere in mostra all’Aquila in questi giorni, raccontano proprio questi anni di una fortunata carriera, che lo ha portato ad esporre sia in Italia che all’estero, a Londra, Venezia, Firenze, Roma.

Nelle sue opere utilizza varie forme artistiche, che vano dal collage alla pittura, passando per la fotografia, con delle ispirazioni prese da Andy Warhol.

La prima personale, “Rebel Rebel”, coincide con la sua prima mostra in assoluto, risale al 2008, “prima di allora – ricorda – avevo rifiutato molte proposte soprattutto di partecipare a mostre collettive. Ho sempre detto no perché non avevo ancora deciso di fare della mia arte anche un lavoro”.

Poi, dopo la laurea, ha deciso di prendersi un lungo periodo per viaggiare e dipingere full time.

Da quell’esperienza nasce “Rebel rebel”, “ho scelto io di realizzarla e questo l’ha resa magnifica – spiega – non riesco a fare ciò che mi viene imposto, a volte neanche ciò che mi viene consigliato…Sono fatto così da sempre e dubito che riuscirò a cambiare sotto questo aspetto”.

L’anno dopo partecipò con alcune opere a una mostra a Roma, per celebrare il centenario del movimento futurista. Dopo il terremoto del 2009 ha sostenuto vari progetti a favore della sua città.

È di quel periodo infatti, successivo al sisma, una mostra dal titolo molto simbolico, “Solitudini/Loneliness”, considerata, “una full immersion nella solitudine umana come condizione propria dell’essere artista”.

Altri progetti di quel periodo invece svanirono, “sepolti insieme alle macerie del 6 aprile e al dolore conseguente. Altri nacquero proprio da lì, come alcune performances che portai a Londra, Dresda e Roma ma soprattutto con la nascita di ‘Kyrie Eleison’, presentato al palazzo dell’Emiciclo dell’Aquila, a soli sei mesi dal terremoto”.

L’anno dopo, nel 2010, una grande soddisfazione, l’inserimento della sua arte nel docufilm di Mario Monicelli, “Vicino al Colosseo c’è Monti”, suo ultimo lavoro, pochi mesi prima del suicidio del regista, presentato poi fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia.

“È stato tutto molto casuale, il maestro girava per il rione Monti di Roma per il suo documentario, cercava ispirazione proprio in quel quartiere molto pittoresco. Io avevo attiva un’esposizione in via del Boschetto e lui volle riprendere alcuni miei quadri che finirono nel suo ultimo lavoro”.

Nel 2012, “Solitudini/Loneliness” è arrivata anche all’Aquila, all’interno del calendario della 718esima Perdonanza Celestiniana aquilana, ha portato all’Aquila.

Negli anni a venire è stato molto presente in Abruzzo, all’interno di poli museali come il Museo d’Arte Contemporanea “Vittoria Colonna” di Pescara e il Mumi – Museo Michetti di Chieti e ancora nelle città di Firenze e Venezia dove, in concomitanza con la 55esima Biennale Internazionale d’Arte, è stato invitato ad esporre con artisti di tutto il mondo, nelle sontuose stanze cinquecentesche della Ca’ Zanardi sul Canal Grande.

Nel 2017, periodo dedicato al mondo virtuale, ha presentato la mostra intitolata “WARHOLism This is not by me”, una “virtual exhibition”, fatta di quadri, collages, disegni, foto e polaroid, quattro sezioni per una produzione di più di 130 opere.

Un progetto definito dalla critica quasi “alieno”, con il brano introduttivo di David Bowie “Space Oddity”, e il volto riprodotto dello stesso Bonanni.

E com’è adesso festeggiare nella propria città con questa mostra a palazzo Pica Alfieri, simbolo della rinascita, di un altro tassello che torna al suo posto, restituito al suo antico splendore?

“È emozionante essere qui, per me significa molto, e questa dimora ha per me un significato importante. Sono cresciuto tra le sale al piano terra della libreria Colacchi. E poi è strano, perchè prima della proposta di Marco Del Beato (progettista dell’impresa che ha eseguito i lavori nel palazzo), di presentare un’antologica per i miei primi dieci anni di carriera, non avevo riflettuto su quanti anni fossero realmente passati”.

Una carriera che non si ferma ovviamente, ma che è sempre in movimento, con progetti e programmi in continuo divenire, utilizzando l’arte come arma per il rilancio della sua città, come “veicolo di cultura di cui abbiamo bisogno tutti, aquilani e non!”.

Entro ottobre presenterà a Roma il catalogo della mostra “Vincenzo Bonanni 2008/2018”, edito da Gangemi e ci sono in programma altre due esposizione, “ma non posso anticipare nulla, sarà una vera sopresa!”, conclude.