L’AQUILA – Per adesso, si tenta la via delle ‘cavalle’ di alluminio, le ‘u’ al contrario piazzate nell’asfalto per fare in modo che le automobili non parcheggino sul marciapiede, e si disegneranno apposite strisce per i parcheggi ufficiali.

Eppure, sembra ancora lontana la soluzione del problema che vivono a L’Aquila i commercianti di viale Corrado IV, infuriati da tempo per il calo degli incassi dovuto ai lavori del nuovo piano stradale della zona e per la questione delle multe, “a orologeria” secondo gli stessi commercianti, ai danni dei clienti che parcheggiano di fronte alle attività, tanto da spingere gli esercenti, in piena bagarre dei giorni scorsi,  a minacciare la restituzione delle licenze.

Ieri è andata in scena un’altra riunione, negli uffici comunali di Villa Gioia tra alcuni commercianti, con a capo Michele Morelli, presidente Fipe-Confcommercio dell’Aquila e titolare del locale Gran Caffè, e un team istituzionale composto da Celso Cioni, direttore di Confcommercio Abruzzo, Betti Leone, assessore alla Polizia municipale, l’assessore alla Pianificazione commerciale e Attività produttive Marco Fanfani, l’assessore alle Opere pubbliche Alfredo Moroni e il comandante della Polizia municipale del capoluogo, Eugenio Vendrame.

Slittata alle 18, un’ora di ritardo dovuta a impegni dei rappresentanti politici, l’ennesima riunione con in campo le due parti in causa ha subito prodotto un elemento che, in una certa misura, dà ragione ai primi per quel che riguarda le multe a orologeria.

Nei giorni scorsi proprio questa ‘grana’ era riesplosa rompendo una sorta di ‘patto’ con la polizia municipale, disposta a intervenire solo in caso di vero intralcio alla circolazione e non per punire chi si ferma lungo il viale per una breve sosta senza creare disagi alle altre auto in transito. Oggi, però, è spuntato un anonimo cittadino che, stando a quanto affermato da Vendrame, “ci chiama ogni giorno per segnalare le automobili in sosta lungo il viale”, non limitandosi alle comunicazioni via voce, “ma anche con lettere alla Procura della repubblica”.

“Ovviamente, nessuno della Polizia municipale ce l’ha con voi commercianti – ha chiarito Vendrame – abbiamo sempre usato il buon senso, ora va trovata una soluzione per tutti”. La comparsa dell’anonimo cittadino, comunque, non ha però distolto la concentrazione sul vero punto nodale: il futuro di viale Corrado IV una volta conclusi i lavori che stanno già cambiando completamente la fisionomia, quindi la circolazione, di un’arteria e di una zona (che comprende anche la vicina piazza d’Armi) vitali per la città in fase di ricostruzione. Su viale Corrado IV, tanto per farsi un’idea, sono una trentina le attività commerciali, tra assicurazioni, agenzie immobiliari, studi professionali, bar, tabacchi e negozi di abbigliamento.

Da una parte, i commercianti hanno ribadito il rischio di veder fallire le proprie attività a lavori conclusi, perché, dicono, “con la nuova strada sarà impossibile aver garantito il giusto flusso di clientela di cui abbiamo bisogno”. Da qui la richiesta di cambiare alcuni punti del progetto, che risale al 2007, “quindi – dicono gli esercenti – prima del terremoto del 2009, in modo da ridefinire, anche se in minima parte, le esigenze dovute al post-sisma”; dall’altra, è stata confermata la difficoltà, che lambisce il confine dell’impossibilità, di cambiare un progetto in corso d’opera.

“Intanto, come volevasi dimostrare – tuona Morelli – i lavori non stanno andando avanti causa maltempo. Farli partire a novembre, con il Natale alle porte, è stata una decisione scellerata. Noi chiediamo semplicemente una variazione in corso d’opera di un progetto che così come verrà completato ferirà a morte le nostre attività. Si potrebbe utilizzare una corsia in meno, magari riservandola ai parcheggi ed evitando addirittura la ‘iattura’ di una specie di chilometro lanciato, con le macchine in corsa e senza possibilità, per chi ne avrebbe l’intenzione, di fermarsi. Vorremmo essere chiamati in causa, vorremmo che le istituzioni dialogassero di più con noi che in viale Corrado IV abbiamo investito i nostri soldi”.

“Vediamo quale vantaggio porterà questa soluzione tampone delle ‘cavalle’ di alluminio – ha aggiunto Morelli – ma è chiaro che l’unico modo per salvare capra e cavoli è mettere mano al progetto. Senza stravolgerlo, ma adattandolo a ciò che serve oggi, a quasi quattro anni dal 2009”.