L’AQUILA – “Il rafforzamento delle regole di bilancio europee è un passo obbligato” visto che le tensioni sui mercati evidenziano come “i legami tra solidità dei conti pubblici e stabilità finanziaria sono stretti”.

È quanto ammonisce il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento all’Università dell’Aquila dedicato alla governance europea.

“A loro volta – aggiunge – il rientro del dal debito e la stabilità finanziaria non potranno affermarsi se non saranno sostenute da politiche volte a innalzare permanentemente il tasso di crescita della produttività e dei redditi in tutti i paesi dell’area e dell’Unione”.

Un altro elemento necessario, rileva poi il vicedirettore generale di Via Nazionale è “il rafforzamento della sorveglianza delle condizioni macroeconomiche e strutturali dei paesi membri”.

Il solo rispetto delle regole di finanza pubblica, come ha insegnato la crisi, non è sufficiente “per evitare gravi tensioni” e quindi occorre una “maggiore integrazione delle politiche economiche, eliminare sacche di rendita e di inefficienza produttiva e creare le condizioni per un durevole aumento della produttività”.
 

RIDURRE LA SPESA PUBBLICA 

ROMA – “L’introduzione delle nuove regole sul debito nell’ambito della revisione del Patto di stabilità Ue – afferma Ignazio Visco – non richiederebbe all’Italia sforzi superiori a quelli imposti dal conseguimento, nel medio termine, di un saldo strutturale prossimo al pareggio, che rappresenta da lungo tempo l’obiettivo, ancorché non realizzato, della politica di bilancio italiana”.

Secondo Visco inoltre “una regola sul debito inserita nella procedura sui disavanzi eccessivi potrebbe contribuire ad ancorare le aspettative degli operatori, limitando gli effetti negativi derivanti dall’incertezza sull’effettivo conseguimento degli obiettivi”.

Per il vicedirettore generale di via Nazionale “è specificamente nell’interesse del nostro paese proseguire il consolidamento delle finanze pubbliche” e nei prossimi anni occorrerà “un significativo contenimento della spesa” basata su “analisi dettagliate delle singole voci di spesa e su meccanismi che consentano di valutare l’adeguatezza dell’entità complessiva di ciascuna voce”.

In ogni caso, sostiene Visco “il riequilibrio dei conti pubblici non può prescindere dal ritorno dell’economia italiana su un sentiero di crescita ben più alto di quello che è prevalso nell’ultimo decennio”.

Nel periodo 1997-2007 infatti le spese correnti in termini reali sono salite in media del 2% l’anno contro una crescita del prodotto dell’1,5%.