L’AQUILA – Anche all’Aquila uno “Urban center”, uno spazio di partecipazione per i cittadini in cui discutere progetti futuri per la città, essere informati e contribuire con idee.
Questa l’idea lanciata in un’assemblea che ha fatto discutere perché sull’applicabilità al capoluogo del progetto alcuni sono affascinati e altri scettici.
L’idea altrove ha funzionato, vedi lo “Urban center” di Bologna, che è stato portato come esempio pratico di lavoro ‘ben riuscito’ e in costante movimento.
In tanti hanno partecipato al primo appuntamento per la presentazione dell’iniziativa, organizzato dall’associazione Panta Rei e dal comitato Conacreis per l’Abruzzo con il patrocinio del Comune dell’Aquila.
Piace agli aquilani l’idea di discutere di progetti che non siano precostuiti, ancora in fase di ideazione, così come intriga la possibilità di instaurare un confronto in cui tutti possono fornire idee e mettere a disposizione le proprie competenze.
Ma in cosa consiste il progetto Urban Center e da dove iniziare?
Innanzitutto i costi: i circa 500 metri quadrati di spazio dedicati allo ‘sportello’ costano alle casse comunali di Bologna non meno di 300 mila euro l’anno, al netto di un investimento iniziale di altri 300 mila circa.
“Una cifra che, al momento, all’Aquila non è possibile investire”, ammettono ad AbruzzoWeb il sindaco, Massimo Cialente, e l’assessore alla Ricostruzione partecipata, Fabio Pelini, entrambi intervenuti all’appuntamento all’auditorium Carispaq.
Gli architetti Francesco Evangelisti e Giovanni Ginocchini, rispettivamente cordinatore dell’Urban Center di Bologna ed esperto in percorsi partecipativi, hanno spiegato che “la nascita dell’esempio bolognese risale al 2007”, ovvero da quando, cambiato lo statuto, “l’amministrazione ha teso l’orecchio anche alle esigenze dei cittadini, agevolando la partecipazione e accompagnando il percorso istituzionale con quello della popolazione”.
“Si è così lavorato sui linguaggi e sugli strumenti che non erano stati utilizzati fino ad ora – ha spiegato Ginocchini – utilizzando modi di comunicare del tutto nuovi”.
La comunicazione, infatti, è stato un tema su cui i due emiliani si sono soffermati in modo particolare per fungere da esempio anche per il progetto aquilano.
La città mostrata dall’alto per far vedere meglio le zone di intervento, una comunicazione grafica accattivante che ‘ruba’ le immagini al mondo dei giovani e a quello del cinema, attraverso il sito internet ma anche su supporti cartacei distribuiti ai cittadini, visite guidate, plastici in scala o anche a dimensioni reali, sono solo alcuni degli esempi necessari per la promozione di un’idea del genere che nel caso di Bologna hanno centrato dritto il punto.
“Abbiamo inventato strumenti del tutto nuovi – ha affermato Evangelisti – come quello che abbiamo chiamato ‘trekking’, un’operazione attuata nel 2008, consistente nell’organizzazione di percorsi a piedi o su un mezzo pubblico nelle zone dismesse per vedere in loco dove si sarebbe intervenuti”.
Tra gli altri progetti, quello attuato per piazza Verdi, la piazza dell’università di Bologna, dove il progetto vincitore, dal nome ‘Riflettiamoci’, consisteva nella recinzione del cantiere fatto in modo da fungere anche da specchio per i passanti rendendo così una ‘barriera’ un momento di “interattività e interazione”.
Un ulteriore esempio, la riqualificazione dell’area della Bolognina, alla cui realizzazione hanno attivamente partecipato i residenti con il contributo delle proprie idee.
I toni del dibattito si sono accesi quando il pubblico aquilano ha preso di volta in volta la parola: ‘pezzetta calda’, ‘Urban center finto’, ‘libro delle favole’, ‘megafono’, ‘antenna’, ‘arena’ sono state alcune delle colorite parole definizioni giunte dal pubblico, scettico da un lato, più desideroso di concretezza, come potrebbe essere una sede, dall’altro. In particolare scetticismo da parte degli esponenti dei comitati cittadini.
Soddisfatto Pelini della grande partecipazione, l’assessero ha però dichiarato che secondo una sua valutazione “non ci verrebbero meno di due anni per la realizzazione concreta di un vero e proprio sportello di questo tipo, considerata la mancanza attuale di fondi”.
“Al momento – ha aggiunto – i 300 mila euro necessari per la nascita di un progetto del genere che, per esteso, condivido pienamente”.
Dello stesso parere Cialente, che, intervistato a fine convegno, ha chiarito il fatto che “i benefici di tale operazione sono indiscussi” e “benché l’amministrazione già stia facendo molto per la partecipazione dei cittadini, ci sarebbe realmente bisogno di un Urban Center tutto nuovo”.
“Lo Urban Center sarà uno dei fattori che permetterà di ricostruire la città”, ha affermato il primo cittadino che ha però aggiunto che “parte della responsabilità della riuscita del progetto ricadrà soprattutto sulla popolazione”.
“C’è bisogno di luoghi in su cui si discuta, – ha aggiunto il sindaco – ma penso vadano fatte regole precise altrimenti partiamo da un modello da cui, in realtà, nessuna città è partita. Nessuna situazione è simile a questa: la Bolognina, che è un’esperienza bellissima, sarà stata attuata in un campo di dieci ettari ma teniamo conto che il centro storico dell’Aquila, o meglio i centri storici, tra dentro e fuori le mura coprono una superficie di 473 ettari”.
Scottante il tema ‘tempistica’ così come quello ‘logistica’: il sindaco si augura che per l’anno entrante si possa partire con una sede fissa per lo Urban Center e per l’ubicazione, spera, appunto, “in pieno centro storico”.
Per quanto riguarda il luogo di questa ‘tavola di discussione’, infatti, il sindaco informa che “probabilmente la sede avrà luogo nell’ex Liceo scientifico nei pressi della chiesa di San Bernardino ma in attesa di quella, sicuramente si individuerà un’altra situazione, magari una struttura prefabbricata. Tutto dipenderà dai tempi del Comune”.
Le certezze, dunque, restano altre: “lo Urban Center dell’Aquila farà parte del programma delle elezioni” per Cialente anche perché i fondi, al momento, “ci sono solo in minima parte”.





