L’AQUILA – “Dove c’era la casa dello studente al numero 38 di via XX Settembre, luogo della strage simbolo del terremoto a L’Aquila, hanno demolito e ricostruito un palazzo di cinque piani”.
E’ uno dei passaggi della “ricostruzione” che il settimanale L’Espresso propone nello speciale “L’Aquila non deve morire”, in edicola dal 31 marzo.
“L’Espresso ritorna a L’Aquila, dieci anni dopo il terremoto. Un viaggio per parole e immagini nella città simbolo delle tante ricostruzioni mai arrivate”, scrive il direttore Marco Damilano.
L’abbaglio è evidente. Oggi, al posto della casa dello studente, demolita a luglio del 2017, non c’è nulla.
Il luogo simbolo del violento sisma che nel 2009 colpì L’Aquila, non è stato rimpiazzato da nessun palazzo a 5 piani.
Fino a quando non sarà realizzato, in accordo con l’Università dell’Aquila sulle ceneri della residenza universitaria, un luogo della memoria, una sorta di ground zero del sisma, resterà solo l’incolmabile vuoto.
Come era prevedibile, la “fake news” dell’Espresso, è rimbalzata sui social suscitando la reazione indignata degli utenti che parlano di “menzogne a scopo scandalistico”.



