L’AQUILA – “Ha meno di 35 anni, l’amniocentesi deve farla altrove, qui non si può”.

Questo si è sentito rispondere una paziente incinta che si era rivolta all’ospedale dell’Aquila per effettuare una diagnosi prenatale sul feto per evidenziare eventuali malattie genetiche e che ha raccontato la sua storia ad AbruzzoWeb.

Continuano i problemi e i disagi al dipartimento Materno-infantile del San Salvatore: dopo i parti vietati per le gestanti tra le 23 e le 32 settimane, l’assalto a Ginecologia di più pazienti rispetto al numero dei posti letto, con le donne parcheggiate in corsia e le polemiche sul pronto soccorso pediatrico sotto organico, giunge la notizia che le future mamme troppo giovani sono costrette a “emigrare” per sottoporsi all’amniocentesi.

La lettrice che ha segnalato la vicenda è, quindi, andata a Chieti, dove ha regolarmente svolto l’esame, pagando 400 euro.

“Avrei preferito dare quei soldi all’ospedale della mia città – ha spiegato la giovane – invece di portarli in un’altra struttura regionale, e in più mi sarei risparmiata la ‘trasferta’ teatina”.

Per decenni L’Aquila è stato tra i centri di eccellenza nell’ambito della genetica del Paese, tanto è vero, solo per fare un esempio, che gli ospedali di Teramo e Avezzano (L’Aquila) continuano a mandare i campioni di liquido amniotico prelevati presso il Laboratorio del nosocomio del capoluogo.

Proprio per questa ragione storica e alla luce del racconto della paziente “mancata”, appare sempre più incomprensibile il motivo per il quale L’Aquila stia perdendo strada su un terreno che l’ha vista primeggiare in Italia.

Il Laboratorio di genetica, in particolare, ha un lunghissimo e prestigioso pedigree alle spalle, mentre oggi si limita a fare solo alcuni esami, come la mappa cromosomica (in termine tecnico il “cariotipo”), che consente di individuare solo alcune tipologie di malattie dei feti, al contrario di altri laboratori che sono molto più all’avanguardia.

E sempre in tema di disservizi per le donne, un’altra lettrice ha riferito di aver chiesto ieri mattina la prenotazione per un esame senologico e di essersi sentita rispondere che la prima data utile è il 6 dicembre prossimo: cioè tra circa dieci mesi. (pi.bi.)