L’AQUILA – “Di qui a 6 mesi voglio portare alla discussione del Consiglio comunale la delibera preliminare al nuovo piano regolatore generale del Comune dell’Aquila, sarà il documento che aprirà la strada e in 2 anni, massimo 2 anni e mezzo vogliamo chiudere”.

Lo annuncia ai microfoni di AbruzzoWeb Pietro Di Stefano, assessore comunale alla Ricostruzione e alla Pianificazione, all’indomani della scadenza dei tre avvisi per l’individuazione di altrettante figure professionali di supporto all’Ufficio del piano regolatore generale del Comune dell’Aquila, in via di costituzione.

“La prima delibera è andata in Giunta, abbiamo impegnato le somme, fatto già intese e disciplinari di incarico con varie università, L’Aquila e Roma, e con il Cresa, per quanto riguarda le altre indagini preliminari – ricorda Di Stefano – adesso si tratta di capire chi è arrivato, scegliere in ragione dei requisiti e partire”.

Per quanto riguarda gli avvisi, secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, sono arrivate 10 candidature (di cui 3 last minute) per la figura con funzioni di consulenza e coordinamento delle attività di redazione del nuovo Prg; 1 soltanto per la figura di consulenza per aspetti giuridico-amministrativi della pianificazione; infine, 4 candidature per la figura di consulenza per politiche urbane e territoriali e per lo sviluppo locale.

A portare avanti questa procedura è la dirigente del settore Chiara Santoro che, in un paio di giorni, dovrebbe stilare la determina che nominerà la commissione per valutare e stabilire i prescelti. Sarà composta da 3 dirigenti e 1 verbalizzatore comunque esperto di queste tematiche.

Singolare che sia arrivata un’unica candidatura per il consulente giuridico, che ha meno responsabilità specifiche nella grande avventura del Prg: qualora non fosse ritenuto idoneo il solo candidato, bisognerà fare un nuovo avviso con allungamento dei tempi.

LE AREE BIANCHE IL 27 IN AULA

Di Stefano parla anche della delibera di variante all’attuale prg, strumento urbanistico che nel 2014 compie quarant’anni tondi, per la normazione delle cosiddette “aree bianche”, le zone con un vincolo urbanistico decaduto, che tornerà in discussione del Consiglio comunale questo giovedì dopo una lunga attesa.

Le zone a vincolo decaduto costituiscono un territorio vastissimo, 7,3 milioni di metri quadrati. Negli ultimi tre decenni, in assenza di risposte normative del Comune, i proprietari hanno fatto ricorso al giudice amministrativo che ha nominato commissari ad acta che stabilivano la destinazione delle aree al posto dell’istituzione comunale, con indici di edificabilità molto alti e soprattutto slegati da un progetto complessivo.

Una malaprassi che è stata bocciata perfino dagli stessi giudici amministrativi  che hanno denunciato un aumento dei ricorsi “oltre qualsiasi media nazionale per vicende legate all’inerzia delle amministrazioni”, con l’effetto collaterale di “nomine seriali di commissari ad acta”.

“Concordo con quello che dice il Tar, ci sono troppi commissari che alterano la parità di trattamento, l’equità e la programmazione, e quindi bisogna metterci mano”, ammette Di Stefano.

“Quello delle aree bianche è un problema di trent’anni, la delibera di Giunta però l’abbiamo fatta, è stata approvata il 13 giugno 2013. L’abbiamo mandata al Consiglio, in una prima discussione c’è stata la surroga di un consigliere, è cambiata l’assemblea e abbiamo dovuto rifare un atto obbligatorio per legge, e la discussione è ricominciata – ricorda – In una settimana l’abbiamo rimandata, ora dopo 8 mesi il Consiglio la deve discutere”.

L’assessore invita tutti i consiglieri a essere presenti e parte attiva. “Se si continua a uscire dall’aula per far mancare il numero locale poi non possiamo evocare la lacuna dei commissari, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità penali e politiche”, sbotta.

Si era parlato di possibile incompatibilità al voto per i consiglieri comunali che sono anche proprietari di aree bianche.

“Non c’è, abbiamo due pareri su questo. In alcune situazioni limite è meglio non votare, ma nella stragrande maggioranza no – assicura Di Stefano – Non c’è nessuna scelta discrezionale e inoltre l’indice è uguale per tutti, al di sotto di quello che danno i commissari, inoltre c’è la cessione del 65% del territorio all’ente pubblico, cosa che non avveniva andando al Tar: ai consiglieri converrebbe più non normarle”, si lascia sfuggire.

Quanto alla contestata possibilità di sommare più aree anche distanti tra loro per poter costruire cubature maggiori, per l’assessore “lo stesso avviene con il ricorso al Tar e per di più con un indice di edificabilità superiore, questo fatto nessuno lo rimuove. È un diritto sancito, non lo pregiudichiamo ma al tempo stesso assicuriamo il mantenimento di standard di Prg per quanto riguarda i servizi”, conclude.