L’AQUILA – Cosa accadrà se Massimo Cialente realmente dovesse confermare la sua volontà di non ritirare le dimissioni?
Innanzitutto difficilmente ci sarà la possibilità di andare a votare subito: lo ha detto il ministro degli Interni Roberto Maroni proprio al primo cittadino aquilano e, poi, il caso di Bologna insegna.
Quindi la prospettiva più probabile è quella di un lungo commissariamento che dovrebbe accompagnare la città fino alle amministrative della primavera del 2012. Circa un anno di tempo utile ai partiti e alle coalizioni per ‘trovare la quadra’ su candidature unitarie.
Infatti la situazione attuale, tra abbandoni, dimissioni e equilibrismi vari, obbligherà i diplomatici di partito a un lavoro faticoso.
CIALENTE-BIS
Nei giorni scorsi Cialente ha affermato che lui, nelle competizioni elettorali, “non è mai stato a guardare” e, quindi, non può essere escluso un clamoroso ritorno in campo.
Da parte sua può vantare il livello di consenso certificato dal Sole 24 Ore e una rinnovata vena battagliera, quella che ha portato alcuni maligni ad affermare che, paradossalmente, dopo le dimissioni, si sia messo a fare finalmente il sindaco.
IL CENTROSINISTRA: LOLLI E PEZZOPANE
Sempre in casa Pd scaldano i motori Stefania Pezzopane e Giovanni Lolli. La prima ha più di un problema con una piccola ma rumorosa minoranza interna ai democratici, quella, per intenderci, che criticò la nomina “d’imperio” ad assessore comunale, e si porta dietro il marchio, ancora fresco, della sconfitta alle provinciali dello scorso anno.
Il secondo, invece, sembra trovarsi più a suo agio nel ruolo di “aquilano a Roma”, resta da capire se l’interruzione di mandato parlamentare subìta nel 2006 (quando l’opzione di Gavino Angius per l’Abruzzo ne impedì l’elezione in Senato) gli consentirà di aggirare la rigida norma ereditata dai Ds che impedisce di ricoprire per più di due volte l’incarico di parlamentare.
LA SINISTRA
Sul lato più a sinistra dello schieramento, ormai da tempo all’opposizione, fatta eccezione per Carlo Benedetti (Pdci), potrebbe essere maldigerita una candidatura “continuista” con l’attuale amministrazione.
Ecco perché per forzare la mano potrebbe essere proposta una candidatura di bandiera, come quella dell’ex assessore al Sociale, Giustino Masciocco.
IL NODO DEL CENTRO
In mezzo ai due blocchi politici, l’adesione di Giampaolo Arduini all’Udc potrebbe scompaginare un po’ le carte e coalizzare sul suo nome le forze che gravitano intorno al Polo della nazione e raccogliere gli scontenti dell’uno e dell’altro schieramento.
Resta da vedere la “tenuta” del nome nel momento in cui, con un eventuale commissariamento, dovrebbe tornare in panchina e frenare l’attivismo che lo ha caratterizzato dall’atto della nomina a vice sindaco sino a oggi.
IL CENTRODESTRA
Sull’altro fronte il nome più quotato è quello di Giorgio De Matteis. L’esponente Mpa, però, dopo l’esito del rimpasto di Giunta regionale ha irrigidito la sua posizione nei confronti di Gianni Chiodi e del Pdl e qualcuno potrebbe essersela legata al dito.
In alternativa, per il centrodestra, anche Francesco Carli, vicinissimo al senatore Filippo Piccone, il presidente della Fondazione Carispaq, Roberto Marotta, già in lizza per la candidatura alle provinciali e Luca Ricciuti, per un periodo in corsa per il posto da assessore regionale toccato poi a Gianfranco Giuliante. Anche Mimmo Srour ci sta riflettendo e, intanto, si organizza.
GLI OUTSIDER
Nella categoria degli ex che sognano un ritorno in grande stile, un posto di rilievo per Enzo Lombardi e Biagio Tempesta, rispettivamente coordinatore comunale del Pdl e coordinatore provinciale di Futuro e libertà, che in questo caso dovrebbe rivedere le sue posizioni.
I COMITATI
L’incognita, infine, è rappresentata dalle varie associazioni movimentiste nate all’indomani del terremoto: non è un mistero per nessuno che alcuni tra i più attivi puntino a trasformarsi in liste civiche e individuare un nome da gettare nella mischia.
La situazione non è chiara (il livello di litigiosità tra i comitati è cresciuto esponenzialmente) ma si fanno i nomi Antonio Di Giandomenico e Ettore Di Cesare. Certa, invece, la defezione di Luigi Fabiani, per un periodo in corsa ma poi “normalizzato” con la nomina a presidente dell’Asm. (red)





