L’AQUILA – Non piacciono affatto e vengono anzi giudicate controproducenti, agli occhi di imprenditori dell’Associazione nazionale costruttori dell’Aquila (Ance), i contenuti dell’interrogazione presentata alla Commissione europea dall’eurodeputato di Liberi e uguali Massimo Paolucci.

Iniziativa volta ad evitare alle aziende aquilane di dover restituire al cento per cento e con gli interessi le tasse sospese dopo il terremoto del 6 aprile 2009, poi ridotte del 60 per cento: un aiuto previsto dalla legge di stabilità del 2012, che però poi è stata messa in discussione da Bruxelles, in quanto si prefigurerebbe un vietatissimo e non dovuto aiuto di Stato.

Ed ora il rischio, anche per la presa di posizione poco collaborativa del Ministero, è che oltre 120 aziende, debbano far fronte al pagamento complessivo di 76 milioni di euro, cifra che si raddoppierà con gli interessi. 

In sintesi nell’interrogazione di Paolucci, si argomenta che la soglia del de minimis oltre cui scatta l’aiuto di Stato va elevata innanzitutto a 500 mila euro, dai 200 mila euro fissati da Bruxelles, e inoltre va tenuto conto non del danno subito dalle singole aziende, ma dall’intera economia del territorio colpito dal sisma del 2009, un danno assolutamente non comparabile con qualsiasi agevolazione”.

Per molti imprenditori e i loro consulenti legali però questa non è una strategia vincente.

E soprattutto non è condivisa con i diretti interesaati e i loro legali, senz’altro edotti della complessa materia.   

In un promemoria diffusso nell’Ance, si rileva infatti che “dicendo che è stato disposto un aiuto alle imprese aquilane, nella forma di un ridotto e dilazionato pagamento delle tasse dovute, di fatto si contraddicono i contenuti dei lavori che abbiamo condiviso nel senso che l’aiuto sia costituito da un unico regime di agevolazione fiscale e contributiva risalente alle misure di differimento e sospensione adottate sin dal 2009, per sostenere l’applicazione della soglia di de minimis a 500 mila euro, e non con la soglia dei 200 mila euro, applicabile dal 2012, e non prima”.

Altrettanto discutibile, osservano gli imprenditori, p assumere come premessa dell’interrogazione che la Commissione, nel giudicare illegittimo l’aiuto, si sarebbe riferita al regime de minimis dei 200 mila euro.

In questo modo, si argomenta, si contraddicono ancora una volta le strategie legali già condivise per evitare il salasso, “nel senso che, in realtà, la decisione della Commissione non contiene una indicazione perentoria sul regime de minimis applicabile e solo in una nota a piè di pagina ci si indicano i regolamenti de minimis applicabili sul presupposto che la misura contestata sarebbe riferibile a periodo successivo al 1° gennaio 2012. Lasciando aperta la possibilità che in sede esecutiva lo Stato membro, possa motivatamente individuarlo”.

Alcuni imprenditori sospettano anche sulla strumentalità elettorale dell’interrogazione resa pubblica a L’Aquila dai candidati di Liberi e Uguali, Luigi Fabiani e Fabio Ranieri a pochi giorno dal voto.

“Francamente auspichiamo – concludono gli imprenditori – che le prossime iniziative siano valutate e condivise prima sul piano tecnico e, comunque, che gli esiti di questa interrogazione di cui non si riesce a comprendere l’utile strumentalità, non pregiudichino ulteriormente la situazione”.