L’AQUILA – Lui lascia intendere che non c’è la fascia tricolore da contendersi, perché il candidato sindaco dell’Aquila del centrosinistra per il 2017 è Giovanni Lolli, ma la clamorosa presa di posizione di Carlo Benedetti sul “tunnel intelligente” dei nuovi sottoservizi del capoluogo ha palesato la competizione con prospettiva elettorale, fino a ora “sotterranea” come pure l’oggetto della discussione, tra il presidente del Consiglio comunale e quello della Gran Sasso Acqua Spa, Americo Di Benedetto.

E mentre quest’ultimo si schermisce, scherzando sulla cacofonia di uno scontro Benedetti-Di Benedetto, il primo ammette che si è trattato di una provocazione, ma la rilancia.

La sua idea è quella di dirottare il cantiere per il rifacimento dei sottoservizi in centro storico, commessa pubblica da 30 milioni di euro, nelle zone dove la ricostruzione è molto indietro, per tornare sull’asse centrale solo successivamente, quando si avrà la possibilità di concentrare maggiori maestranze lungo il corso, in modo da velocizzare i tempi del cantiere sul cardo della città.

Il punto è che, come fa notare, tra i social e gli ambienti politici, chi prova ad analizzare senza pregiudizi la proposta, Benedetti avrebbe dovuto incidere sulle scelte in passato, magari anche scongiurando il clamoroso ritardo con il quale è stato istituito il tavolo di confronto tra stazione appaltante, impresa e associazioni di commercianti.

Il presidente della Gsa, intanto, non si fa trascinare nelle polemiche. “La forte dedizione e l’amore, quello puro, per ciò che sei chiamato a fare attira, alle volte, le attenzioni del mal pensiero, celato o manifesto che sia – scrive su Facebook – All’intelligenza il compito di renderle esauste”.

Ma non sembra un caso che i protagonisti dello scontro sono proprio quelli che più di altri ambiscono a prendere il posto di Massimo Cialente l’anno prossimo. Benedetti sembra però più realista del re, e parlando con AbruzzoWeb si lascia sfuggire che il Pd “ha già deciso che il candidato sarà Lolli”. Una soluzione di cui si parla da tempo, ma che inizia a trovare diverse conferme: la stessa versione che fornisce, rigorosamente a taccuini chiusi, anche la senatrice Stefania Pezzopane, dandola come scelta fatta.

Ma il presidente dell’Assise civica non fa mistero di continuare a coltivare il sogno di una sua candidatura in rappresentanza della parte più sinistra del Pd. E ci tiene a marcare la distanza da Di Benedetto, di estrazione politica molto diversa, renziano della prima ora, che con Benedetti condivide solo la presenza sotto lo stesso simbolo.

“Molti vedono Americo come il candidato del ‘partito della Nazione’, che sta bene a Luciano D’Alfonso, mentre dall’altra parte c’è chi coagula la sinistra”, dice, sostenendo che molti lo considerano “accreditato come anti-Di Benedetto”.

E non è forse neanche un caso che gli unici a prendere posizione a favore di Benedetti siano stati i consiglieri della sinistra di Sinistra ecologia libertà e Rifondazione, Giustino Masciocco ed Enrico Perilli.

Benedetti cavalca quest’onda e definisce senza mezzi termini un “fallimento” il mega appalto della Gran Sasso Acqua, il più grande come importo di tutto il post-sisma aquilano. “Mi dispiace che ci sia di mezzo Chicco che nutre ambizioni, ma è così”, aggiunge, lanciando strali contro “le chiavi del Pd che hanno sempre gli stessi!”.

E infine si batte i pugni sul petto: “Ho potuto parlare chiaro perché L’Aquila è una città tranquilla, è chiaro che se avessi detto una cosa del genere a Torre del Greco già mi avrebbero gambizzato – la confessione di Benedetti – ma io sono quello ha fatto ballare le amministrazioni per 50 lire, feci io il ricorso che fece cadere la Giunta regionale Salini, devono smetterla di valutarmi solo in base agli ultimi dieci anni in cui sono stato leale a Cialente!”.