L’AQUILA – Cresce il clamore intorno al caso degli studenti cacciati dalla residenza universitaria dell’ex caserma Campomizzi, colpevoli di aver fumato una sigaretta all’interno della sala studio della struttura.

In loro favore si è mobilitato anche il comitato vittime della Casa dello studente e per quest’oggi è prevista una conferenza stampa sul caso per chiarire quanto accaduto. 

Ieri mattina alcuni rappresentanti dei familiari delle vittime della Casa dello studente che erano presenti all’inaugurazione dell’asilo di Barete alla presenza del presidente del Senato Schifani, hanno protestato contro l’espulsione di questi otto studenti universitari (di cui cinque provenienti da Israele, due molisani e un abruzzese) ottenendo la disponibilità da parte del comune stesso di alcuni alloggi nei Map, dove questi ragazzi potranno temporaneamente stare.

“Non è possibile – spiega Wania Della Vigna, l’avvocato al quale gli studenti si sono rivolti e che rappresenta anche le parti civili nel processo per il crollo della Casa dello Studente – che una Università come quella dell’Aquila, che vive dopo il terremoto grandi difficoltà, mandi via dei ragazzi per aver fumato una sigaretta in una sola occasione, diverso tempo fa”.

“Ci sono ragazzi – aggiunge – che frequentano il primo anno accademico e che tra tante università italiane hanno scelto proprio quella dell’Aquila. Altri studenti che invece erano qui prima del terremoto e hanno scelto di tornare. Non si possono mandare via”.

I fatti incriminati sarebbero avvenuti tempo fa, nel periodo compreso tra il 23 novembre e fine gennaio. I ragazzi, colti a fumare una sigaretta nella sala studio, sarebbero stati inizialmente solo segnalati.

Il 15 febbraio scorso, invece, il dirigente dell’Adsu Luca Valente ha inviato agli otto studenti fuori sede la revoca del posto letto. “Nella comunicazione – prosegue l’avvocato – si fa riferimento alla violazione del regolamento della residenza universitaria. Sicuramente questa violazione c’è stata, ma non si può perdere un posto letto e, cosa più grave una borsa di studio, per una sigaretta”.

Nella missiva, infatti, oltre alla revoca del posto letto si fa riferimento anche alla borsa di studio, pari a circa 5 mila euro, cifra che comprende anche le spese per la mensa.

“Per di più questi studenti – conclude – perderanno anche i 450 euro di deposito cauzionale in quanto è stato chiesto anche il pagamento retroattivo dell’alloggio, da settembre 2010 ad oggi, giorno in cui hanno lasciato la residenza. Questi ragazzi questa sera dormiranno da alcuni amici, ma bisogna trovare una sistemazione”. (e.m.)