L’AQUILA – Blocco della produzione nello stabilimento Accord Phoenix dell’Aquila insediato in un’area di proprietà all’interno del Tecnopolo d’Abruzzo: è successo ieri pomeriggio quando la Neon Appalti, concessionaria dello spazio pubblico, dove c’era la sede dell’ex polo elettrico aquilano, dopo aver avvisato con una nota ufficiale l’impresa, ha staccato l’energia elettrica con la motivazione che la Accord non ha pagato servizi legati all’housing e all’energia elettrica.
I vertici di Accord Phoenix hanno preso posizione stigmatizzando la decisione, in una conferenza stampa che si è svolta oggi.
L’azienda, sbarcata all’Aquila nel 2016 in una operazione gestita dall’allora sindaco, Massimo Cialente, dà lavoro a 55 persone: si occupa del recupero dei materiali elettrici ed elettronici, i cosiddetti Raee (rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche).
I dirigenti hanno sottolineato di aver pagato l’energia elettrica “sulla fornitura siamo in regola”, ma di aver sospeso, dallo scorso mese di novembre, il pagamento del servizio di housing “per il quale è stato chiesto il recesso perché troppo costoso”, in un contesto caratterizzato “da un doppio rapporto di fornitura di servizi da parte di Neon Appalti”.
In tal senso, è in atto una disputa controversia legale.
All’incontro sono intervenuti, oltre a un gruppo di lavoratori, i vertici aziendali, tra cui il direttore generale, Francesco Baldarelli, e il direttore finanziario, Michele Polini.
“La situazione per noi era diventata insostenibile i costi di housing erano oltre tutti i parametri immaginari, oltre 500mila euro all’anno, con l’energia elettrica calcolata a parte – ha spiegato il direttore generale Baldarelli -, mai avremmo pensato però, dopo aver regolarmente pagato le rendicontazioni sulla energia, che venisse attuato un provvedimento di distacco. Siamo consapevoli che le autorità locali faranno tutto quello che è di loro competenza per sbloccare questa situazione proditoria che assume le caratteristiche di un vero e proprio ricatto – ha continuato -. Il nostro primo pensiero è la continuità aziendale e la tutela dei livelli occupazionali, siamo convinti che tutto si risolverà quanto prima. Comunque, non mi sarei mai aspettato in una regione avanzata come questa un atteggiamento di questa natura che se fossimo in altre latitudini, avrebbe una definizione di altra natura”, ha spiegato ancora Baldarelli.
Il dirigente ha presentato un esposto querela in questura per interruzione di pubblico servizio, e inviato, già prima del distacco, comunicazioni al prefetto e al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, per spiegare le ragioni aziendali.
“Ci auguriamo che il prefetto agisca nell’esercizio delle sue funzioni affinché lunedì mattina si possano riprendere la produzione – ha continua Baldarelli -. Abbiamo rimandato il personale a casa ma i macchinari sono stati staccati con modalità non corrette quindi ci potrebbero anche essere dei seri danni alla loro riaccensione. Inoltre, la settimana prossima abbiamo ingenti quantitativi di materiali da vendere in relazione a commesse in essere, oltre ad essere in arrivo container che dovranno scaricare materiale di lavorazione”.
I dirigenti di Accord Phoenix, che per l’operazione aquilana ha ottenuto un contributo di 10 milioni di Invitalia nell’ambito del 4 per cento dei fondi destinati al rilancio delle zone terremotate, hanno sottolineato che è in atto una controversia legale sul contratto dell’housnig, per il quale la azienda ha chiesto, lo scorso mese di novembre, al concessionario il recesso “avendo l’organismo di vigilanza (ex legge 231/ 2001), rilevato una costo eccessivo e soprattutto una difficile dimostrabilità di quel costo”.
In mattinata c’è stato un incontro tra azienda e personale, mentre lunedì prossimo, il presidente, Piercarlo Valtorta, sarà all’Aquila per in incontrare il prefetto e le organizzazioni sindacali.





