L’AQUILA – Una correntista aquilana di Poste Italiane Spa è stata frodata dagli immancabili pirati informatici per quasi 18 mila euro e ora sarà risarcita dalla stessa azienda di cui il giudice ha ravvisato in una sentenza delle responsabilità nella mancata protezione del conto violato.
Il raggiro è stato portato a termine dopo che una falsa operatrice delle Poste si era intromessa nel sistema contattando la persona truffata, che dopo aver avviato e vinto la causa, sarà rimborsata nonostante le obiezioni di Poste: secondo il tribunale nessun errore sotto il profilo della correttezza e buona fede è stato evidenziato nella correntista, assistita dall’avvocato Ubaldo Lopardi, riscontrando invece la mancata diligenza della controparte.
“Emerge”, si legge nella motivazione del giudice, “che a fronte della corretta allegazione della fattispecie di inadempimento ascritta alla banca, consistente nel non aver impedito il prelievo illecito, l’istituto non ha eccepito alcun fatto estintivo o impeditivo della pretesa delle controparte. Poste nulla ha dimostrato in ordine al corretto adempimento delle proprie obbligazioni limitandosi ad affermare che la correntista potrebbe aver fornito a terzi i codici e chiavi di accesso ai servizi ma senza allegare circostanze a supporto. Appare corretto evidenziare che il comportamento della convenuta (Poste Italiane) lungi dall’apparire ispirato alla diligenza richiesta all’operatore specializzato si rileva del tutto censurabile qualora si consideri che le operazioni contestate sono state autorizzate senza la attivazione preventiva da parte della cliente in violazione alle disposizioni di Poste”.
“Oltre a ciò”, si legge nella motivazione, “le macroscopiche anomalie del movimenti di denaro, tre ricariche per 17,649 euro rispetto alla pregressa normale operatività della cliente, dimostrano l’assenza di una qualsivoglia forma di monitoraggio delle operazioni da parte di Poste che a tutela dei correntisti, dovrebbe verificare il regolare andamento delle operazioni medesime e segnalare quelle anomale specie se, come in questo caso, emergono transazioni effettuate in contrasto con la usuale operatività del conto”.
Questi i fatti. La donna, che vive a Pizzoli, era stata inopinatamente chiamata da una falsa operatrice postale che le comunicava di aver rilevato movimenti anomali sul suo conto. A quel punto, la persona raggirata ha provato ad accedere al suo conto senza alcun esito. La falsa operatrice ha poi invitato invano la correntista a darle il numero a 4 cifre ricevuto al momento dell’apertura del conto ma lei non si è fidata. La stessa truffatrice ha poi assicurato che avrebbe richiamato la correntista il giorno dopo per risolvere il problema. Ma, come ipotizzato dalla signora aquilana, non si fatta più sentire e sono state vane le sue chiamate per contattarla.
Poi si è subito recata nell’ufficio postale di Pizzoli dove sono stati notati degli addebiti per ricariche mai autorizzate da lei per quasi 18mila euro. Come se non bastasse nell’ufficio è stato possibile accertare che in quel momento era in corso un’altra operazione truffaldina di addebito per ben 12mila euro che è stata bloccata in tempo.






