L’AQUILA – Tre furti in circa due mesi, due dei quali in poco più di venti giorni, allo storico alimentari “Specchio”, in zona Sant’Elia all’Aquila.

Il primo c’era stato lo scorso giugno, con una corposa refurtiva, che aveva spinto i titolari a premunirsi. Saggia decisione perché a metà luglio i malviventi hanno colpito ancora, e stavolta il colpo è andato maluccio grazie all’allarme inserito.

La scorsa notte il terzo e decisivo episodio, che fa capire che ormai per garantire la sicurezza non bastano più neanche gli allarmi.

I ladri, infatti, hanno approfittato del rumore prodotto dai fuochi d’artificio che venivano sparati in occasione della festa della frazione aquilana per rubare quello che volevano, fregandosene della sirena che suonava a tutta forza.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri dell’Aquila che conducono le indagini.
 
Ma l’ondata di furti in città e nelle zone limitrofe non si limita al ‘triplete’ di Sant’Elia.

Recentemente infatti sono stati sorpresi e arrestati ladri intenti a rubare in un cimitero di un Comune dell’Aquilano.

Da quanto si apprende da fonti legali, a causa degli effetti del “decreto svuota carceri”, approvato pochi giorni fa in Parlamento, si sono ritrovati immediatamente fuori. E sono stati ‘beccati’ ancora a rubare rame, stavolta in un altro cimitero.

Tutto questo in sole 24 ore di tempo, probabilmente un record.

La questione della sicurezza all’Aquila dopo le modifiche prodotte dal sisma del 6 aprile 2009 al tessuto sociale e geografico cittadino è uno dei temi più dibattuti durante questa seconda fase di post-terremoto.

Nei mesi scorsi ci sono state polemiche quando l’allora questore Giovanni Pinto ha definito la sensazione di una città divenuta insicura che moltissimi aquilani denunciavano e denunciano “non fondata su elementi oggettivi”.

Una linea corretta di recente dal suo successore, Vittorio Rizzi, per il quale “le città non sono sicure in base alle statistiche ma in base al bisogno percepito”.