L’AQUILA: SOCIALE; OPERATORI SENZA SOLDI, ”E’ LA FINE DEL WELFARE”
di Roberto SantilliL’AQUILA – Momenti di tensione, 25mila euro disponibili per tappare qualche piccolo buco e una crisi ancora più drammatica da affrontare.
È una situazione ormai compromessa quella in cui si trovano gli operatori sociali dell’Aquilano, travolti dalla crisi e dai tagli a livello regionale che stanno smantellando una categoria che fornisce servizi essenziali ai cittadini, in particolare alle fasce più deboli della popolazione.
Questa mattina alcuni operatori della cooperativa sociale ‘Leonardo’, con in testa il segretario di circolo di Rifondazione comunista (Prc) Goffredo Juchich, si sono dati appuntamento a Barisciano (L’Aquila), davanti alla sede della comunità montana ‘Montagna Aquilana’, sede dell’ambito sociale, per una prima protesta ‘propedeutica’ all’incontro allargato di martedì prossimo all’Aquila, davanti alla sede del Consiglio regionale all’Emiciclo.
Una protesta organizzata rispettando orari e consegne di lavoro, quindi non uno sciopero, per il quale vanno seguite procedure ben precise visto che si tratta di un settore di lavoratori a stretto contatto con persone in difficoltà.
Sotto una pioggia incessante, quelli della ‘Leonardo’ hanno spiegato ai media presenti le ragioni che hanno portato a una protesta nell’aria da diverso tempo. Negli ultimi mesi, infatti, la situazione economica è precipitata e il ‘sociale’ ha subìto tagli a tutto spiano.
Nel corso dell’infuocato incontro cui ha preso parte anche il commissario della comunità montana Paolo Pizzone, il quadro, già a tinte fosche, si è rivelato nerissimo.
“A causa della mancata erogazione dei contributi da parte dei comuni e della regione – si legge in una nota – l’ente può disporre di soli 25mila euro per sostenere l’intero comparto dei servizi sociali in ben tredici comuni, praticamente niente. Fumose e senza alcuna certezza le rassicurazioni fornite dai dirigenti della comunità montana. A fronte della mancanza di risorse riscontriamo anche la totale contrarietà dell’ente a sospendere i servizi e a spingere la cooperativa che ha in carico la convenzione ad attivare le procedure per gli ammortizzatori sociali in deroga. In sostanza, siamo ‘invitati’ a prestare i servizi gratuitamente”.
“Deve finire il rimpallo di responsabilità tra regione, comuni, comunità montane e gestori di cooperative – avevano tuonato gli operatori, annunciando il primo dei due sit-in – abbiamo il diritto al salario o agli ammortizzatori sociali se non si è nelle condizione di mandarli a lavorare. Basta coi ribassi nelle gare d’appalto, le convenzioni vengano esternalizzate solo verso soggetti solidi economicamente e in grado di far fronte agli obblighi nei confronti dei lavoratori. Risorse, o sospendere, sapendo che le fasce più deboli della popolazione si ritroveranno senza il supporto quotidiano dell’operatore sociale. Noi vogliamo risorse certe, è chiaro, ma ad oggi momento si fa verso la soppressione dei servizi. Qualcuno, però, dovrà assumersi la responsabilità, anche morale, di tutto questo”.
“La Regione, con l’assessore Paolo Gatti in primis, può trovare le risorse per andare avanti – continua Juchich – a loro chiederemo di trovare le risorse per andare avanti. C’è un cartello di forze politiche e sindacali che ci sostiene, andremo all’Emicilo a pretendere che i servizi restino in piedi”.
C’è molta rabbia anche tra le persone che dipendono dai servizi a rischio soppressione. Il caso del signor Lino Gentile, 81 anni, è tra i più drammatici.
“Ho mia moglie a casa molto malata – racconta ad AbruzzoWeb – non può essere lasciata da sola neanche un minuto. Con la mia pensione di 500 euro, meno 181 euro da ridare indietro non so ancora per quale motivo, come vado avanti? C’è gente che non ne può più”.
“Da sei anni seguo la moglie del signor Gentile – dice con forza l’operatrice sociale – non avevo mai avuto problemi così grandi. Andiamo incontro al quinto mese senza stipendio, ma i servizi vanno avanti regolarmente. Facciamo centinaia e centinaia di chilometri per avere questi risultati?”.
Per Dario Angelucci, segretario generale Fp-Cgil “il rischio di soppressione è reale, a pagare saranno le fasce più deboli della società. La vertenza ha un profilo regionale, ma c’è bisogno di chiarezza a tutti i livelli”.
Intanto...
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