L’AQUILA – Dopo cinquant’anni dal conseguimento del diploma di Perito Industriale, specializzazione Meccanica, si è ritrovata la classe 5°A dell’anno scolastico 1972/73 dell’Istituto Tecnico Industriale Statale “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta” dell’Aquila.
La bella festa, allietata dalla musica e dalla lettura di alcune poesie dell’organizzatore della rimpatriata Claudio Cucchiella, si è tenuta presso un noto ristorante della città. All’appello, fatto dall’ing. Franco Colonna, hanno risposto i seguenti ex alunni: Carlo Aquilio, Franco Bufacchi, Franco Calcagni, Franco Caringi, Lucio Casciola, Claudio Cucchiella, Emilio De Paolis, Fausto Di Battista, Pasquale Di Prospero, Pietro Di Salvatore, Roberto di Vincenzo, Carlo Frasca, Ugo Ianni, Ferdinando Iusa, Serafino Martini, Mauro Porto, Nino Spaziani e Gino Tobia.
Ha partecipato con entusiasmo oltre al già citato ing, Colonna, anche l’ing. Giuseppe Liberotti, entrambi ex professori del V°A. Dopo i nostalgici ed affettuosi scambi di saluti e dopo aver ricordato un altro ex alunno Angelo Di Prospero, passato purtroppo a miglior vita ormai da alcuni anni; i presenti durante la cena hanno ripercorso i cinque anni passati sui banchi ricordando simpatici aneddoti, scherzi ai professori, momenti di studio, le grandi amicizie nate sui libri, i docenti, il timore degli esami e tanti altri innumerevoli ricordi. Lucio Casciola e Carlo Frasca, veri animatori della serata, con l’entusiasmo e l’allegria che li ha sempre contraddistinti, hanno “riesumato” alcuni particolari di vita scolastica che il tempo sembrava avesse cancellato inesorabilmente. Finita la cena, tutti i presenti hanno messo la propria firma su un registro di classe ricreato appositamente per l’occasione. Successivamente, con l’arrivo della torta con su scritto: “I.t.i.s. – Cinquant’anni, ma non sembra!” si è conclusa l’emozionante serata di festa.
Tutti i presenti, per l’occasione, prima di andare via, hanno voluto donare una somma di denaro a “L’Aquila per la vita” che è una Onlus, nata per sostenere le attività cliniche e di ricerca dell’Unità Operativa di Oncologia Medica di L’Aquila, in particolare per quanto riguarda le terapie di supporto palliative e le cure domiciliari. A notte inoltrata, infine, si sono salutati affettuosamente e dati appuntamento per un’altra rimpatriata… ma stavolta tra cinque anni.






