L’AQUILA – “Ogni opera tornerà a casa appena ci saranno gli spazi giusti disponibili”.
Risponde così Lucia Arbace, soprintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo, alle preoccupazioni, espresse da molti operatori del settore, che i beni culturali dell’Aquila mandati in “trasferta” per mostre o esposizioni possano non fare più ritorno in città.
Un dissenso emerso prepotentemente nel corso della presentazione del restauro di una tela del pittore del XVI secolo Giovanni Paolo Cardone, quando la platea presente ha rumoreggiato alla notizia che il quadro sarebbe stato trasferito al museo Piccolomini di Celano (L’Aquila).
Un altro elemento di polemica è la mancanza di spazi idonei per ospitare adeguatamente il patrimonio edilizio, la proposta della Arbace è la creazione “di una nuova cittadella della cultura all’Aquila in uno spazio monumentale e prestigioso, magari con una formula di gestione pubblico-privato”.
La Arbace rivendica anche il merito di aver arginato “un esodo che è sembrato assai pericoloso soprattutto quando si trattava di opere che sarebbero state trasferite fuori regione”.
“Ciò stava accadendo per due importanti affreschi rinascimentali che dalla Chiesa della Beata Antonia – spiega – che stavano per essere trasportati nelle Marche”.
C’è il rischio che le opere portate temporaneamente fuori città possano non tornare mai più indietro?
Assolutamente no, ogni opera tornerà a casa appena ci saranno idonei spazi disponibili. Anche se gli sforzi da parte di quanti hanno a cuore il destino dei beni culturali dovrebbero piuttosto mirare a superare gli steccati ed evitare la parcellizzazione, mirando a ottenere una nuova cittadella della cultura all’Aquila in uno spazio monumentale e prestigioso, magari con una formula di gestione pubblico-privato per dare corso a quell’auspicata sinergia di cui tanto si parla.
Pertanto occorre individuare un contenitore che possa essere alla pari del prestigioso Castello dell’Aquila che tutti i miei collaboratori rimpiangono. Non è facile operare in spazi angusti dopo aver avuto l’opportunità di lavorare in una sede tanto importante! Mi auguro che l’amministrazione comunale, ritornata nei pieni poteri, possa quanto prima convocare un tavolo tecnico per verificare la fattibilità di un progetto di questo tipo.
Ogni volta che vado a Santa Maria di Collemaggio guardo e sospiro dinanzi quell’imponente complesso conventuale che in passato aveva ospitato il Conservatorio di musica. Quelle strutture collegate alla più importante chiesa monumentale della città, la prima riaperta al culto, potrebbero assolvere benissimo un ruolo trainante a livello culturale ed economico.
All’Aquila manca un luogo dove esporre il patrimonio culturale della città, quali soluzioni si stanno studiando?
Naturalmente nell’immediata fase post-sisma, un problema affrontato a livello di organi superiori, ministero per i Beni e le attività culturali e direzione regionale, è stato quello di individuare una sede idonea per il museo nazionale d’Abruzzo all’Aquila, alternativa alla fortezza spagnola, gravemente danneggiata dal terremoto. Va ricordato inoltre che la soprintendenza Bsae dell’Abruzzo, assieme alla consorella Bap, aveva anche perduto la propria sede istituzionale e per circa un anno hanno continuato l’attività in container collocati nel parco del Castello.
È comprensibile che, di fronte a queste emergenze, la ricerca di uno spazio per allestire mostre all’interno del territorio del comune dell’Aquila non era certo tra gli obiettivi prioritari, anche considerando la diaspora degli alloggi e la sostanziale emarginazione delle soprintendenze, in virtù degli ampi poteri attribuiti al vice-commissario Luciano Marchetti.
Ciononostante non ho mai smesso di guardarmi attorno nella speranza di poter identificare uno spazio idoneo per mostre temporanee all’Aquila, continuando a rilanciare il patrimonio storico artistico mediante i cicli di conferenze “Vive l’Arte all’Aquila”, organizzati in collaborazione con l’Università (finora si sono svolti oltre trenta appuntamenti volti a illustrare i restauri e il progresso delle ricerche), e a varare attività espositive presso quei musei statali o civici della regione dotati di opportuni impianti per la sicurezza e la climatizzazione, nonché di uno staff che potesse svolgere una adeguata attività didattica.
Abbiamo inoltre riportato all’Aquila, dopo un tour americano che ha fatto acquisire una sponsorizzazione per il restauro di due importanti sculture, un capolavoro del museo quale il Trittico di Beffi, sin dal febbraio 2011 esposto nella sala aperta al pubblico della Banca d’Italia, in pieno centro storico.
Va sottolineato, infine, che la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo ha da pochi giorni traslocato in via Filomusi Guelfi, dove c’è un ampio spazio che potrebbe a breve ospitare mostre temporanee previo adeguamento funzionale.
Quali sono le tempistiche stimate per i lavori dell’ex mattatoio che dovrà ospitare il museo nazionale dell’Abruzzo?
Mi risulta che è stata espletata la gara d’appalto per i lavori di consolidamento e adeguamento museale, per un importo messo a disposizione del Mibac pari a 5 milioni di euro. Per quanto riguarda la tempistica occorre rivolgere questa domanda ai tecnici della direzione regionale, perché la cosa dipenderà da noi solo quando verranno ultimati i restauri a livello architettonico.
Ciò vale anche per le chiese del centro storico e per tutti quei monumenti che hanno subito danni a livello statico, non potremo fare la nostra parte se non vengono completate le altre fasi di competenza degli architetti della soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici dell’Abruzzo. Va detto però che nonostante le tante difficoltà abbiamo già aperto alcuni significativi cantieri nel cratere del sisma.
Esiste una mappatura di tutte le opere aquilane che sono state trasferite, si spera temporaneamente, altrove?
Per quanto ci riguarda abbiamo sempre fatto di tutto per arginare un esodo che è sembrato assai pericoloso soprattutto quando si trattava di opere che sarebbero state trasferite fuori regione. Ciò stava accadendo per due importanti affreschi rinascimentali che dalla Chiesa della Beata Antonia stavano per essere trasportati nelle Marche, presso la sede centrale di quell’ordine religioso.
Ci siamo battuti avverso il parere positivo espresso dalla struttura commissariale, riuscendo a scongiurare questo rischio, concordando con le monache il posizionamento di queste opere d’arte nel convento di Paganica, alle porte dell’Aquila.
Per la quanto riguarda la mappatura del patrimonio artistico abbiamo l’esatto polso della situazione sui beni di proprietà statale o a noi affidati, per quelli di proprietà della curia arcivescovile dell’Aquila o di altri enti operiamo con questi ultimi in stretta sinergia. Siamo ora in attesa di acquisire l’archivio della struttura commissariale dismessa, passato da pochi giorni alla nostra direzione regionale.



