L’AQUILA – “Governare per ordinanze è un’anomalia che ha già prodotto molti danni, a cominciare dagli abusi alcuni dei quali oggetto dell’indagine della magistratura”.
La dura bocciatura al sistema di governo che caratterizza la fase post terremoto, che procede a colpi di ordinanze, viene dall’ex Garante della privacy, Stefano Rodotà, oggi all’Aquila per partecipare a un convegno presso la facoltà di Lettere e filosofia.
“Non c’è solo la ricostruzione fisica – ha detto il giurista, per la prima volta in città dopo il sisma di due anni fa – ma anche quella della legalità. Bisogna uscire dalla legislazione emergenziale”.
Una fase, quella basata sulla logica delle ordinanze, “che non è ammissibile”, ha sottolineato il giurista, perché caratterizzata da una “sospensione delle garanzie”.
Rodotà, arrivato in città in mattinata, a causa di alcuni impegni non avrà modo di visitare il capoluogo, ma ha promesso di tornare “con più calma per fare un giro”.
A LETTERE E FILOSOFIA CONVEGNO SULL’INDEGNO, IL LATO OMBRA DEL DIRITTO
L’AQUILA – Il lato d’ombra del diritto, quello in cui la norma rimane cieca all’ “indegno”, lo maschera o peggio ancora lo promuove.
Questo il tema del convegno che si è tenuto questa mattina presso la Facoltà di Lettere e filosofia, dal titolo “L’ombra del diritto ovvero vicende di diritto indegno”, che ha purtroppo visto una scarsa partecipazione di pubblico, specialmente di giovani.
Un confronto interdisciplinare, introdotto dal preside della Facoltà Giannino Di Tommaso, in cui sono state proposte alcune “letture” del tema della dignità, rintracciato non solo in testi giuridici ma anche in opere letterarie e cinematografiche.
Tra il nutrito gruppo di giuristi che ha approfondito queste problematiche, anche l’ex Garante della privacy Stefano Rodotà.
“Della dignità si parla in molti testi, a partire dalla Carta europea dei diritti fondamentali – ha spiegato il giurista – L’ampliamento della nozione di dignità fa sì che ci siano molte situazioni di ‘scarto’ tra la dignità come viene proclamata dai testi, tra cui la nostra Costituzione che all’articolo 3 proclama che tutti hanno pari dignità sociale, e quella effettiva, che poi porta alla violazione e alla nascita di situazioni di indegnità”.
Una “indegnità” che si assimila a una “riduzione di diritti”, contestualizzabile, oggi, al problema “scottante degli immigrati”, ha aggiunto Rodotà.
Tra i relatori, anche Paolo Zatti dell’Università di Padova, che ha tenuto un intervento dal titolo “L’esperienza dell’indegno”, un’indagine sul significato giuridico di dignità partendo dall’analisi di narrazioni, letterarie e filmiche, che hanno affrontato questo tema.
Durante il seminario è stato poi presentato il “Trattato di biodiritto”, il primo del suo genere in Italia, coordinato da Rodotà e Zatti e pubblicato dall’editore Giuffrè: un’opera che per la prima volta affronta le varie problematiche giuridiche connesse ai progressi della scienza negli ultimi decenni e alla corrispondente evoluzione della vita sociale e del sentire comune.
Nella prima parte dell’incontro, oltre Rodotà e Zatti, sono intervenuti il professor Raffaele Morabito dell’ateneo aquilano, il professor Paolo Cappellini dell’Università di Firenze e Maria Rosaria Marella, docente all’Università di Perugia.
La seconda parte del convegno è stata invece dedicata agli interventi di Cosimo Mazzoni dell’Università di Siena, Gilda Ferrando dell’ateneo di Genova, il professor Checchini dell’Università di Padova, Angelo Venchiarutti dell’Università di Trieste ed Elisabetta Palermo dell’Università di Padova.



