L’AQUILA – Quattro persone sono state arrestate nell’ambito di un’inchiesta della Dda dell’Aquila riguardante infiltrazioni mafiose nella ricostruzione privata post terremoto. Si tratta di imprenditori legati alla ‘ndrangheta ai quali viene contestato il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso (416 bis).

E’ il primo caso nel capoluogo di arresti per questo capo d’imputazione.

Uno degli arrestati è dell’Aquila, Stefano Biasini; degli altri si conoscono solo le iniziali e farebbero parte della cosca mafiosa Caridi, Zincato e Borghetto di Reggio Calabria: V.A. di 45 anni, V.M.(38) I.F.(58).

Al centro dell’operazione, denominata ‘Lypas’ dal nome da una delle aziende di costruzione che sarebbero collegate alla ‘ndrangheta, ci sono appalti privati i milionari per la ricostruzione privata, soprattutto quella legata al recupero delle case più danneggiate, quelle classificate E.

Queste commesse fanno gola alle organizzazioni malavitose anche perché il finanziamento è considerato indennizzo e non contributo, non sono previste gare d’appalto quindi l’incarico può essere affidato direttamente dai condomini, attraverso il pronunciamento delle assemblee condominiali, e senza particolari reti di controllo dal momento che le aziende prescelte non devono neppure presentare il certificato antimafia.

Guardia di Finanza e Polizia hanno sequestrato quote di quattro società, otto automezzi, cinque immobili, 25 rapporti bancari, riconducibili agli indagati e alle attività commerciali a loro facenti capo, per un valore complessivo di oltre un milione di euro.

Prima dell’operazione odierna, nell’ambito della ricostruzione privata piu’ volte la magistratura aquilana aveva lanciato allarmi e denunciato il far west, la carenza di controlli e la guerra tra aziende in atto intorno a queste milionarie commesse.

L’inchiesta attuale era stata avviata diversi mesi fa dal procuratore distrettuale antimafia, Alfredo Rossini, e dal sostituto Fabio Picuti, i quali hanno chiesto e ottenuto dal Gip Marco Billi gli ordini di custodia cautelare.

Altre inchieste, ancora in corso, erano state avviate subito dopo il terremoto per alzare il livello di attenzione sulla infiltrazioni mafiose nel cantiere più grande d’Europa.

In particolare, anche in seguito ai rilievi sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta emersi all’Aquila, c’è stata anche l’operazione ‘Alta Tensione’ della Procura di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di numerose persone, tra cui il boss Santo Giovanni Caridi, sul conto del quale tra l’altro sono emersi collegamenti con societa’ aquilane impegnate nella ricostruzione.

Riguardo alla vicenda odierna, è emerso che il commercialista del boss aveva acquistato il 50% della società di costruzioni ‘Tesi srl’, di proprietà di uno dei quattro arrestati, Stefano Biasini. Secondo quanto si è appreso, Caridi si sarebbe inserito nella ricostruzione attraverso Stefano Biasini, con la mediazione degli altre tre arrestati.

L’operazione ”Lypas’ è stata caratterizzata da investigazioni della Squadra Mobile attraverso intercettazioni di numerosissime utenze cellulari e con l’ascolto di molte ore di conversazioni ambientali: la polizia ha documentato fotograficamente le fasi preliminari di un incontro avvenuto nel maggio 2010 in un albergo dell’Aquila tra gli arrestati e componenti della cosca reggina.

Le investigazioni economico-finanziarie del Gico della Guardia di Finanza dell’Aquila, attraverso accertamenti bancari, indagini patrimoniali e riscontri documentali, hanno integrato e ampliato gli esiti delle indagini tecniche consolidando il quadro accusatorio.

Come i lettori ricorderanno AbruzzoWeb, in tempi non sospetti, aveva avviato una propria inchiesta per verificare la trasparenza negli appalti della ricostruzione, con attenzione specifica alle opere affidate dai privati beneficiari di indennizzi.

CIALENTE: “HO FIDUCIA NELL’ATTIVITA’ DELLE FORZE DELL’ORDINE”

“Ho grande fiducia nell’attività del prefetto e delle forze del’ordine, questo è tutto quello che posso dire”.

Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commenta così ad AbruzzoWeb i quattro arresti nell’ambito di un’inchiesta della Dda dell’Aquila riguardante infiltrazioni mafiose nella ricostruzione privata post terremoto.

“Le infiltrazioni mafiose nel processo di ricostruzione – aggiunge – sono una mia grande preoccupazione. Diventerebbero davvero un morbo per la città dell’Aquila”. (e.m.)