L’AQUILA – Una ricostruzione a doppia velocità tra capoluogo e frazioni, un grande buco nero rappresentato dagli edifici pubblici e case più sicure grazie ad interventi di miglioramento sismico che hanno interessato l’85% dei fabbricati e che hanno raggiunto un livello di sicurezza del 100 per cento nel restante 15% dei casi, in cui si è abbattuto e ricostruito. È l’istantanea del post-terremoto dell’Aquila a nove anni dal 6 aprile.
Più di ottomila i cantieri chiusi dal 2009 ad oggi, 589 quelli attualmente aperti, mentre non è stimabile quanti apriranno nei prossimi mesi, visto che ciascun progetto passa al vaglio di una moltitudine di enti.
I numeri generali in possesso dell’Ufficio speciale (Usra) guidato dall’ingegnere Raniero Fabrizi, indicano che per il centro storico del capoluogo sono stati chiesti contributi per 3,4 miliardi di euro, di cui il 74% è stato ammesso a finanziamento, mentre poco più della metà, 1,94 miliardi, riguardano i centri storici delle 56 frazioni che compongono quello che coi suoi 474 chilometri quadrati è tra i più estesi comuni d’Italia.
Dal 2013 ad oggi, è stato il 2017 l’anno in cui si è proceduto più speditamente, con 125 pratiche istruite (scheda parametrica parte seconda, quella che concede il finanziamento stabilito attraverso la quantificazione del danno contenuta nella parte prima) per circa 237 milioni di euro. Semplificazioni normative e ottimizzazioni logistiche, fanno comunque sapere dall’Usra, hanno consentito una costante accelerazione dei tempi di istruttoria che fanno presagire un’ulteriore sprint nel corso del 2018.
L’avvio dell’anno lascia infatti ben sperare, considerando che sono 27, nel primo trimestre, le pratiche rilasciate per 87,1 milioni di euro ammessi.
Nel complesso, dal 2013, quando è in vigore la nuova procedura che ha sostituito la filiera Fintecna-Reluis-Cineas che controllava la conformità amministrativa, strutturale e finanziaria delle pratiche nei primissimi anni, sono state 1.630 le pratiche presentate riguardanti altrettanti edifici, di cui 836 istruite (scheda parametrica parte prima), pari al 51,25 per cento del totale, per un importo ammesso a finanziamento di 1,6 miliardi di euro. Solo 482 delle 836, tuttavia, sono state presentate come scheda parametrica parte seconda. Una discrepanza, spiegano dagli uffici della ricostruzione, dovuta a molti fattori tra i quali anche ritardi imputabili spesso a mancanza di accordo tra comproprietari e progettisti.
Dal 2009 ad oggi, sono 2 i miliardi di euro finanziati per interventi di ricostruzione pubblica, di cui 1,3 erogati, per un totale di 600 cantieri: 284 si sono conclusi, 96 sono in progettazione, 85 in attuazione e 122 in fase di collaudo.
Lo stato delle pratiche della ricostruzione privata, indica che dal 2009 sono 29.601 in tutto quelle presentate per 8,3 miliardi di euro richiesti, di cui 24.753 istruite per 5,23 miliardi di euro concessi: la percentuale di avanzamento totale rispetto agli importi richiesti è del 69,05%.
Il centro storico dell’Aquila la fa da padrone: per i progetti relativi a interventi dentro le mura urbiche è stato liquidato il 64 per cento degli importi richiesti, per quelli che interessano le frazioni appena il 14 per cento.
In istruttoria negli uffici dell’Usra ci sono, ad oggi, 132 pratiche per poco più di 303 milioni di euro.
“Sostanzialmente la percentuale di esecuzione dei cantieri è intorno al 60-65 per cento, quindi l’obiettivo che da tempo perseguiamo è quello del 2023 per il completamento della ricostruzione privata, quindi a 14-15 anni dal terremoto”, dice Fabrizi.
“Quello che si sta facendo all’Aquila ha un livello di sicurezza molto alto – aggiunge il titolare dell’Usra – sappiamo tutti che quello che viene richiesto per gli edifici non vincolati è il raggiungimento del livello minimo del 60 per cento di sicurezza sismica, a parte l’adeguamento sismico per la ricostruzione. Di fatto, dai dati in nostro possesso anche per gli edifici vincolati, che non hanno questo limite, la media è superiore al 60 per cento per il miglioramento sismico”.
“I controlli? In primis si effettuano sulla progettazione, poi da quando c’è il meccanismo dell’autorizzazione da parte del Genio Civile questi controlli vengono fatti anche dal Genio Civile. Poi ci sono i controlli di cantiere, controlli diretti su quello che si sta realizzando”, chiosa Fabrizi.



