L’AQUILA – “L’assessore tenta di fare un maldestro distinguo tra ritrovamenti e ritrovamenti. La presunta antiporta, accatastata come cantina dei precedenti proprietari dagli anni ‘30, si trova fuori dal sedime del civico 207. Quanto è oggi visibile sul sedime del cantiere di Santa Croce è ben evidente a chiunque (purtroppo per le famiglie residenti): pertanto qualunque tentativo di sminuire gli attuali ritrovamenti ed esaltarne altri è inaccettabile da parte di un amministratore pubblico”.
I residenti del civico 207, l’edificio in attesa di ricostruzione che si trova nell’area archeologica di Porta Barete all’Aquila, replicano così all’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano che si era espresso sui recenti ritrovamenti di epoca romana nel sito di Santa Croce, precisando che “per Porta Barete la questione era diversa. Il civico 207 infatti si trovava dentro la porta, quindi il recupero dell’area era funzionale al recupero delle mura”.
I condomini che precisano di essere ancora in attesa “di riprendere la legittima ricostruzione bloccata da tre anni da un’oscura vicenda denominata Porta Barete”, sottolineano anche che “è incomprensibile che un assessore che fino a ieri ha parlato di voler fare un piano per la riqualificazione di Santa Croce piano che gira da anni e che nessuno vuole poiché significherebbe morire da sfollati, ora tenti di escluderne la parte più rilevante per entità dei ritrovamenti e per la vicinanza alla chiesa, rischiando di scatenare una guerra tra poveri”.
“Come il quartiere di Valle Pretara, anche via Roma 207 e via Santa Croce vogliono ricostruire, tutti e subito – aggiungono – Ora staremo a vedere che cosa farà la locale soprintendenza, sperando che non si debba arrivare a chiedere un’ispezione ministeriale. La vicenda del blocco della ricostruzione a macchia di leopardo a causa di cantieri archeologici merita chiarezza e criteri oggettivi, non esternazioni infondate”.
“Non è accettabile perseguitare un singolo condominio (chiaramente antipatico a qualche potente di turno) e contemporaneamente giustificare una via preferenziale per tutto il resto – proseguono – Giurisprudenza e ragionevolezza impongono che, in presenza di diritti pregressi, si proceda in analogia a quanto fatto per altri e ben più importanti ritrovamenti a L’Aquila ed in tutta Italia: vedi le tombe scoperte e poi ricoperte dall’odierno sito industriale a Fossa, la villa romana alla Guardia di Finanza, pavimenti e grotte a S.Maria di Farfa, antichi archi in muratura nel quartiere di S. Pietro, la villa romana sotto la rotatoria di S. Vittorino, le mura urbiche nel garage del condominio di Porta Napoli e chi più né ha più ne metta; e poi la metropolitana di Napoli, i cui ritrovamenti sono valorizzati nelle moderne stazioni regolarmente ricostruite sui grandiosi e antichissimi reperti documentati e tombati. L’assessore sa bene che la ricostruzione in questi casi è possibile ed obbligatoria. Per tutti”.





