L’AQUILA – “Il centro dell’Aquila va restituito agli aquilani e non può più essere presidio dei migranti”.

Lo hanno detto oggi questa mattina nel corso di un blitz in prefettura, alcuni rappresentanti degli aggregati insistenti nel quarto storico di San Pietro, la zona di via Roma e altre, che hanno avuto un incontro con il prefetto del capoluogo, Giuseppe Linardi, e il capo di gabinetto, Franca Ferraro, “per le problematiche conseguenti la collocazione di migranti in pieno centro storico”, come spiega una nota firmata dalla portavoce Andreina Pellegrini.

Sempre questa mattina attraverso il capo di gabinetto del sindaco dell’Aquila, Andrea De Biase, è stato chiesto un incontro urgente con il primo cittadino, Pierluigi Biondi, e con il vice sindaco con delega alle Opere pubbliche, Guido Liris.

La richiesta è di rivedere l’assistenza altrimenti verranno riconsegnate le chiavi degli alloggi riparati dopo il terremoto del 6 aprile 2009, “che configurerebbe anche un danno erariale visto che sono state ricostruite con fondi pubblici”.

“Il prefetto ha dimostrato di comprendere le serie preoccupazioni rappresentate e si è impegnato a occuparsi della questione anche con un incontro con padre Quirino Salomone e Paolo Giorgi”, ovvero i rappresentanti dell’associazione che ospita e assiste numerosi migranti nel capoluogo.

“Da informazioni da noi assunte all’interno della struttura pare siano ospitate più di 100 persone, numero che ci è stato confermato anche dagli operai di un cantiere della zona – continua la nota – Numerosi cittadini che devono rientrare nelle proprie abitazioni proprio a causa della Casa di accoglienza migranti che si trova in via Roma, gestita dalla onlus di padre Quirino Salomone e Giorgi, da tempo manifestano serie preoccupazioni non sentendosi al sicuro nel dover vivere fra persone che non rispettano le nostre regole”.

Nella nota vengono spiegate alcune situazioni di disagio dei cittadini.

“I portoni dei palazzi appena finiti sono coperti di sputo e rivoli di urina segnano il legno. In numerose occasioni gli ospiti con retta statale sono stati trovati all’interno dei cortili a cui accedono approfittando dell’apertura per i traslochi od altro – si narra – Basta fare una passeggiata sotto il palazzo che li ospita per vedere come appare oggi una via del centro; una specie di favela, cumuli di abiti e scarpe sono le cornici dell’edificio”.

Oltre alla mancanza di sicurezza, per chi già abita in quella zona “è inaccettabile questa forma di degrado. Proprio questa mattina sono stati visti due migranti mentre schiacciavano la recinzione di palazzo Carli interdetto per pericolosità dal settore Opere pubbliche del Comune dell’Aquila”.

“Appare veramente strano come la Commissione prefettizia che ha autorizzato la collocazione dei migranti in quel palazzo di via Roma abbia completamente ignorato che lo stabile si trova in zona rossa, è circondato da palazzi puntellati su cui non sono stati fatti gli interventi manutentivi atti a contenere le strutture pericolanti e che l’intero tratto viario non è nemmeno provvisto dell’illuminazione necessaria con i lumen previsti dalla legge – si denuncia – Ci poniamo anche questa domanda: se si fanno male, considerate le condizioni dei luoghi, pagherà il Comune dell’Aquila e quindi tutti gli aquilani?”.

Al capo di gabinetto “abbiamo con fermezza rappresentato che la situazione post-sisma che ancora stiamo vivendo e l’importanza di riportare gli aquilani nel centro storico non consentono oggi ‘accoglienza’ nel cuore della città. Lontani dal razzismo – assicurano – siamo mossi dal convincimento che oggi la priorità sono gli aquilani che, purtroppo, già vivono troppe situazioni di difficoltà”.

“Padre Quirino Salomone pur cercando con molta attenzione non lo troviamo mai fra i disagiati aquilani che dignitosamente e silenti consumano la loro tragedia relegati nei vari progetti C.a.s.e. o Map, forse ignora queste realtà? O forse ancora è troppo preso dai vari bandi con i quali si può avere una retta giornaliera?”, attaccano i proprietari, per i quali “35 euro al giorno per centinaia fa una bella somma, non considerando che per i minori e donne incinte la retta è più alta”.

“Come Aquilani che vogliono tornare nella propria casa e desiderano poter vivere tranquillamente la propria città non ci arrenderemo – conclude la nota – Se la situazione non cambierà riconsegneremo le chiavi delle nostre case al signor prefetto. La nostra incolumità, considerati tanti fatti avvenuti, non la metteremo a rischio”.