L’AQUILA – È stato rinviato al 19 novembre il processo a carico di Francesco Tuccia, il giovane campano accusato di aver violentato una studentessa laziale fuori una discoteca di Pizzoli (L’Aquila) nel febbraio scorso.

All’epoca dei fatti Tuccia era militare di stanza all’Aquila, mentre la ragazza frequentava l’Ateneo del capoluogo.

Il processo si svolge con rito immediato e, secondo quanto appreso, la sentenza potrebbe esserci nel giro di quattro-cinque udienze.

Questa mattina sono stati ascoltati tre ufficiali dei carabinieri, il colonnello Andrea Ronchey, il capitano Marcello D’Alesio e il tenente Federica De Leonardis, un medico e uno psicologo.

Gli altri testimoni, in tutto sono una cinquantina, verranno sentiti nel corso delle prossime udienze.

LA GIORNATA DELLA PRIMA UDIENZA

SIT IN DONNE

Sit in con una trentina di donne fuori dal tribunale dell’Aquila in occasione della prima udienza del processo.

La ragazza è comparsa in aula, accompagnata dai familiari: occhiali da sole e sciarpa a coprire il volto, giacca blu e jeans. Assente il grande accusato, ai domiciliari, che ha scelto di restare a casa.

Hanno preso parte all’udienza anche i genitori della vittima della violenza, mentre i familiari di Tuccia sono rimasti in disparte a pochi metri da dove si sta svolgendo il processo, i volti segnati dal dolore.

“Siamo qui contro il femminicidio che nasce da una cultura sbagliata per troppo tempo. Non rinneghiamo il nostro essere donne la vera parità è nella differenza”, ha detto un’esponente di Rete Rosa, un’associazione di genere di Tivoli, città d’origine della ragazza stuprata.

CENTRO ANTI VIOLENZA PARTE CIVILE: ”CHIEDEREMO IL TENTATO OMICIDIO”

Nelle prime battute dell’udienza, dopo un breve passaggio in camera di consiglio il Centro Anti Violenza dell’Aquila è stato ammesso come parte civile nel processo dal giudice Giuseppe Grieco.

Alla notizia ci sono state scene di esultanza fuori dall’aula da parte delle numerose componenti presenti.

Donatella Tellini, presidente e fondatrice del Centro, ha spiegato: “È stata un’operazione curata nei particolari per non dare adito a eccezioni. Questo significa aver testimoniato nostra vicinanza e sostegno non solo con la presenza fuori dall’aula ma anche quella significativa politica. Al giudice chiederemo che sia riconosciuta non solo la violenza ma anche il tentato omicidio. È stata non solo massacrata, ma anche lasciata lì a morire”.

“Una battaglia difficile, poche volte è successo in Italia”, ha spiegato l’avvocato del Centro, Simona Giannangeli.

STRISCIONI: ”GUAI A CHI CI TOCCA”

Le donne hanno mostrato alcuni striscioni, aumentati di minuto in minuto: “La violenza degli uomini sulle donne ci riguarda tutte”, “Per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa”, “Libere di scegliere”, “Con o senza divisa guai a chi ci tocca”.

Altre hanno distribuito rose rosse. Momenti di tensione di prima mattina ci sono stati con alcuni cronisti, per via di alcune delle manifestanti che non volevano essere fotografate.

IL PADRE DELLA VITTIMA: ”SENTENZA GIUSTA AFFINCHE’ NON SI RIPETA PIU'”

Si è confessato ai giornalisti il padre della studentessa laziale vittima della violenza sessuale che si è consumata fuori una discoteca di Pizzoli (L’Aquila). L’uomo è all’Aquila, in compagnia della moglie e della figlia, per assistere alla prima udienza del processo per direttissima che vede imputato Francesco Tuccia.

Che cosa si aspetta da questo processo?

Si spera in una sentenza giusta che faccia da deterrente per altri fatti simili e dia modo che in futuro non succedano altri fatti simili.

Come sta la ragazza?

Ha ripreso gli studi e in apparenza traspare una certa tranquillità. Ha alti e bassi, momenti di nervosismo, magari l’avvicinarsi del processo l’ha resa nervosa. Si spera che finisca subito.

Voi genitori che cosa provate?

Abbiamo passato un momento in cui nostra figlia poteva anche morire, c’è voluto tempo e ci sono conseguenze, ma ci siamo risollevati. C’è rabbia per un gesto senza spiegazione. Questi fatti si leggono sui giornali e non ci si aspetta mai che succedano, poi quando ti capita non ci si dà una spiegazione.

L’AVVOCATO DELLA VITTIMA: ”SIAMO APPENA ALL’INIZIO”

Al termine della prima udienza del processo sullo strupo dell’Aquila, l’avvocato Enrico Maria Gallinaro, che assiste la studentessa laziale vittima della violenza, che si è costuita parte civile, ha rilasciato alcune dichiarazioni.

“I carabinieri testimoni hanno riferito il fatto e ricostruito quanto emerso nelle indagini – ha raccontato – Al medico e allo psicologo consulenti dell’accusa il pm ha chiesto cose che già erano nelle indagini e confermato l’impianto accusatorio e il tipo di violenza. Rimane il capo d’imputazione, ma siamo solo all’inizio”.

Due sono le parti civili, la stessa vittima e il Centro Anti Violenza dell’Aquila. Alberto Orsini