L’AQUILA – “Non ho niente da dichiarare, buonasera”.
Si conclude con un frettoloso click la rapidissima conversazione di AbruzzoWeb con Sandra Di Fabio, la direttrice del Materno-infantile dell’ospedale dell’Aquila, contattata per avere la sua versione dei fatti in merito ai tanti problemi che riguardano il dipartimento da lei guidato.
L’ultimo, in ordine di tempo, è stato sollevato dal primario di Pediatria, Giovanni Nigro, che ha denunciato i turni massacranti ai quali sono sottoposti i medici del reparto, che devono anche assicurare la presenza 24 ore su 24 per garantire il funzionamento del pronto soccorso pediatrico realizzato con i 2,2 milioni di euro messi a disposizione da Sky.
“Due medici sono andati in pensione perché non ce la facevano più – ha detto Nigro – e se continua così anch’io farò la stessa cosa”.
Prima ancora della Pediatria c’era stata la vicenda dei “parti vietati” a Neonatologia per le donne tra le 23 e le 32 settimane di gestazione, oggetto di una velenosa polemica tra la stessa Di Fabio e i dottori delle Unità operative complesse dirette da Gaspare Carta e Marina Tobia, che avevano preso carta e penna e scritto al manager della Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giancarlo Silveri, al direttore sanitario, Libero Colitti, e a quello amministrativo, Paolo Gentile, nonché alla direttrice del San Salvatore, Giovanna Micolucci, per rivendicare la classificazione del San Salvatore come centro ostetrico-ginecologico di III livello, “in grado, quindi di assistere anche neonati giovani e di basso peso”, sottolineando la tradizione neonatologica dell’Aquila, una delle eccellenze storiche della sanità cittadina.
La reazione dei medici era stata scatenata da una lettera della direttrice in cui venivano accussati di un “ennesimo comportamento scorretto e non decoroso”, sollecitando “provvedimenti verso i responsabili delle unità operative complesse (Uoc) di Ginecologia e ostetricia” che, sempre la Di Fabio, avevano “messo a repentaglio la vita di una madre e del suo feto” per “inosservanza del divieto” di far ricoverare le mamme con parti prematuri.
Anche in quella occasione la Di Fabio si era rifiutata di rispondere alle domande della redazione, rimettendo la questione nelle mani del direttore generale Silveri.
Il fatto di sottrarsi al confronto in merito a vicende che interessano molto i cittadini aquilani, tra l’altro mai smentite, è un modo sbrigativo di trattare cose che meriterebbero maggiore sensibilità.
È vero che è il manager ad avere la supervisione e il controllo sull’intera offerta sanitaria provinciale, ma da una direttrice, quindi con un importante ruolo di responsabilità, ci si aspetterebbe almeno un po’ di disponibilità in più. (pi.bi.)



