L’AQUILA – “Come Fondazione Carispaq abbiamo cercato di fare la nostra parte per recuperare un piccolo tesoro naturalistico del territorio aquilano, il Giardino alpino di Campo Imperatore che da troppo tempo si trova in uno stato di cattiva manutenzione”.
Queste le parole del presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani, che questa mattina all’Aquila ha presentato il progetto di riqualificazione del Giardino d’altura che si trova a Campo Imperatore, ritenuto “una storica realtà da valorizzare”.
“Il nostro obiettivo – ha spiegato Fanfani – è quello di preservare i nostri ambienti ad alta quota, sia dal punto di vista naturalistico che didattico”.
La Fondazione Carispaq ha stanziato circa 5 mila euro per un intervento che prevede lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, il recupero della flora, cartellinare le piante presenti, coltivare altre specie e rimpolpare con nuove entità, ripristino il ripristino dei vialetti danneggiati dal bestiame al pascolo e dell’impianto irrigazione danneggiato dalle abbondanti nevicate e tutto quanto necessario per contrastare eventuali altri danni causati dalla rigidità del clima invernale e dallo scioglimento della neve in primavera.
Il Giardino per gli aquilani di buona memoria, ha visto la luce nel 1952, da un’idea del botanico Vincenzo Rivera, con l’intento di sperimentare e acclimatare le piante foraggere dei pascoli montani.
Negli anni ha assunto una valenza anche turistica e non solo didattica, in un’ottica anche culturale e scientifica.
Da sempre richiamo per appassionati e escursionisti, nella zona del giardino è possibile ammirare delle inaspettate fioriture, tra le quali la stella alpina, la genziana, il genepì, l’androsace di Matilde e l’adonide curvata.
Quest’ultima è una pianta erbacea a fiori gialli, endemica delle cime più alte dell’Appennino Centrale, recentemente eletta “simbolo dell’Abruzzo”, dalla Società botanica italiana.
Il nome scientifico è Adonis distorta, descritta per la prima volta nell’800 dal botanico abruzzese Michele Tenore.
All’incontro di questa mattina ha partecipato anche Guido Machiavelli, direttore del dipartimento Mesva dell’Università dell’Aquila.
“Il giardino è una vera oasi conservativa e di diffusione delle piante a rischio di estinzione – ha spiegato – e come Università il nostro compito sarà quello di custodire questo tesoro e fare da guida culturale e di compartecipazione all’interno del comprensorio”.
“Abbiamo tra le mani un gioiello – ha aggiunto – e valorizzarlo significa anche mettere al centro l’Università in senso storico, riportare quel concetto di coinvolgimento di quelle che sono le più grandi ricerche scientifiche”.
In parallelo alla riqualificazione, c’è anche un progetto di rilancio, “stiamo pensado a dei percorsi da far fare ai nostri studenti e a chi vorrà conoscere questa realtà botanica, creando una sorta di rete di giardini, presenti in tutta la regione e soprattutto nel comprensorio aquilano, come a Lucoli o dietro la Basilica di Collemaggio”, ha ricordato.
“L’Aquila è una città a dimensione umana, dove c’è la possibilità concreta di vivere allegramente e serenamente in un luogo che non è solo lavoro e noi, daremo positivamente il nostro contributo per creare un rapporto uomo con l’ambiente, che è essenziale, non si può vivere senza avere una coscienza della natura”, ha concluso.
E al riguardo il direttore ha annunciato la proposta di un convegno in cui mettere in campo queste realtà a partire dal Giardino di Campo Imperatore.
“Contiamo con il rilancio del Giardino di aprirci non solo agli studiosi del settore ma a quanti vorrano avvicinarsi a tutto ciò che riguarda la natura, lo scopo è anche quello di diffondere la cultura della conservazione, se le cose non si conoscono, non si possono amare”, è stato il commento di Laura Asti, presidente della federazione Pronatura.
La Pronatura è presente sul territorio da 70 anni a tutela dell’ambiente naturale.
“Per noi si tratta di un laboratorio naturale storico, prezioso per la sua convergenza morfologica, per la selezione ambientale, per la particolarità della flora presente”, ha detto Loretta Pace, responsabile scientifica del Giardino.
A causa delle rigide temperature è visitabile solo in estate, ma gli studi continuano tutto l’anno presso l’università dell’Aquila.
“Una sorta di museo vivente, in cui curiamo la banca del seme e produciamo una tecnica di micropropagazione in vitro delle piantine. Una cosa interessante perché alcune sono in pericolo di estinzione, come il genepì e abbiamo studiato e pubblicato le nostre ricerche per clonarlo”, ha concluso la Pace.





